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	<title>Blog i2000Segnala - Pillole di tecnologia by Informatica 2000 &#187; Network</title>
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	<description>Le novità e le opportunità che la tecnologia mette a disposizione dei professionisti della Pubblica Amministrazione e delle PMI</description>
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		<title>Genitori e Figli su Facebook, i consigli degli esperti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 23:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«I social network sono una importante e straordinaria opportunità e non vanno demonizzati». È questo, in sintesi, il parere degli esperti dell&#8217;Ospedale pediatrico Bambino Gesù nei confronti della crescente diffusione di strumenti di socializzazione virtuale come Facebook tra i più giovani. «Come tutti gli strumenti potenti però, bisogna saperli maneggiare in modo da non farsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«I <strong><a href="http://www.i2000segnala.it/tag/social-network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Social Network">social network</a></strong> sono una importante e straordinaria opportunità e non vanno demonizzati». È questo, in sintesi, il parere degli esperti dell&#8217;<strong>Ospedale pediatrico Bambino Gesù</strong> nei confronti della crescente diffusione di strumenti di socializzazione virtuale come <strong><a href="http://www.i2000segnala.it/tag/facebook/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Facebook">Facebook</a></strong> tra i più giovani.</p>
<p>«Come tutti gli strumenti potenti però, bisogna saperli maneggiare in modo da non farsi del male &#8211; spiegano i medici &#8211; Per un genitore e un figlio i <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/social-network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Social Network">social network</a> altro non sono che la proiezione in rete della qualità delle relazioni vissute quotidianamente tra le pareti domestiche».</p>
<p>L&#8217;età di chi si affaccia a questo mondo virtuale è sempre più bassa e la tentazione di utilizzare gli strumenti informatici dei propri figli per controllarli è, per molti genitori, molto forte: c’è chi attiva il proprio profilo e poi chiede l’amicizia al figlio, chi cerca di utilizzare le chiavi d’accesso al profilo del figlio per conoscere il suo mondo, i suoi contatti, i suoi interessi.</p>
<p>Eppure &#8211; ammoniscono gli esperti &#8211; tali comportamenti equivalgono allo <strong>sbirciare nel diario segreto</strong> perché in rete, soprattutto i ragazzi, esprimono emozioni, pensieri, gusti, affidando ai <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/social-network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Social Network">social network</a> anche sfoghi personali, ma che, nel proprio immaginario, devono restare preclusi alla sfera dei genitori.</p>
<p>Un altro rischio è la <strong>virtualizzazione del rapporto</strong> figlio-genitore in cui si dialoga in rete ma si resta in silenzio a tavola. L&#8217;approccio migliore è la creazione di una relazione solida tra genitore e figlio, che permetta all’adolescente di affrontare ogni argomento, eventuali ansie, paure e preoccupazioni derivanti da contatti e richieste giunte tramite internet e i <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/social-network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Social Network">social network</a>.</p>
<p>Intanto, anche da parte degli stessi sviluppatori dei <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/social-network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Social Network">social network</a>, c&#8217;è una <strong>maggiore attenzione</strong> al mondo dei minori e alla loro tutela. Ad esempio, l&#8217;attivazione di un tasto &#8220;segnalazione di abusi&#8221; di facile uso e immediatamente accessibile, la classificazione automatica come &#8220;privati&#8221; dei profili completi online e degli elenchi di contatti di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/utenti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Utenti">utenti</a> registrati come minorenni, l&#8217;impossibilità di compiere ricerche sui profili privati di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/utenti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Utenti">utenti</a> minori, su siti Internet o tramite motori di ricerca.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/news/2485/bambini-su-facebook-i-consigli-degli-esperti.html">Pubblicaamministrazione.net</a></p>
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		<title>Il sostenibile peso della memoria</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dove e come conservare i dati in modo che siano facilmente consultabili, aggregabili e sicuri. Le pratiche più evolute di storage, dalle soluzioni as-a-service alla virtualizzazione, passando per la deduplicazione e per gli annosi aspetti legali della conservazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli esperimenti in corso al Large Hadron Collider sotto il Cern di Ginevra generano 40 terabyte di dati ogni secondo. Una mole che nessuno è al momento in grado di archiviare in vista dell&#8217;analisi. Nell&#8217;attesa che l&#8217;industria dello storage trovi la soluzione, gli scienziati si accontentano di salvare il salvabile e lasciare andare quello che proprio non sta nelle memorie dei data center ginevrini e di quelli sparsi in tutto il mondo e ad essi collegati. Sperando ovviamente che tra i dati persi non si nasconda il misterioso e ricercato bosone di Higgs.<br />
Problemi dall&#8217;ordine di grandezza unici nel loro genere ma nella sostanza non troppo dissimili da quelli che deve affrontare ogni azienda, quali che siano le sue dimensioni, e naturalmente anche la pubblica amministrazione. Anzi soprattutto la P.A. che da sempre è tra i principali generatori di informazioni da conservare e che da qualche anno si sta organizzando per rendere i dati sempre più facilmente disponibili ai cittadini. Già questo basterebbe a rendere chiaro che l&#8217;archiviazione di un&#8217;enorme e sempre crescente quantità dati di per sé è un problema sufficiente a complicare la vita di tutti i responsabili dell&#8217;It pubblico o privato. Ma l&#8217;information overload in salsa pubblica ha delle caratteristiche particolari, che prendono la forma dell&#8217;indispensabile contesto legale di tutela e sicurezza delle informazioni che soprattutto vincola le pratiche di conservazione con una cogenza particolarmente rilevante.</p>
<p>Il problema che oggi affrontano i responsabili della conservazione può essere così descritto: tanti dati già registrati, spesso in formati diversi tra loro, e molti di più in arrivo a ciclo continuo – globalmente i dati raddoppiano ogni 18 mesi, quindi tra tre anni si dovrà gestire una mole quattro volte quella odierna, e tre anni dopo saranno sedici volte tanto &#8211; il tutto con la necessità di non perderli, poterne certificare la correttezza e possibilmente (ma non ce ne occuperemo in questa cover story) di renderli disponibili per la loro consultazione e analisi. Come fare? Le soluzioni che si profilano più vantaggiose sono quelle che prevedono l&#8217;esternalizzazione dello storage, in macchine che risiedono fuori dalle mura degli uffici pubblici, spesso in configurazione cloud (cioè riposte non su un particolare server ma in un gruppo di database che ottimizzano il flusso in base alle esigenze del cliente) come promosso dal governo Britannico e da quello <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/usa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with USA">Usa</a>. Nel Regno Unito si sta predisponendo una infrastruttura cloud computing per l&#8217;archiviazione dove convergeranno tutte le banche dati del settore pubblico. Obama ha invece affidato al chief information officer federale, Vivek Kundra, il compito di pubblicizzare l&#8217;offerta di soluzioni cloud governative e incrementarle. <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Google">Google</a> sta attrezzando insieme al governo federale dei server per una &#8220;nuvola&#8221; appositamente configurata per le particolari esigenze di sicurezza.<br />
Uno degli studi più aggiornati del settore è quello realizzato dall&#8217;istituto indipendente The Info Pro, che ogni anno pubblica lo Storage Networking Heat Index, che scatta l&#8217;istantanea delle tendenze nel settore. Oltre a confermare la predisposizione all&#8217;esternalizzazione degli archivi e l&#8217;adozione di soluzioni cloud e modulari come lo storage as a aservice, l&#8217;indice rileva una soluzione chiesta con sempre maggiore insistenza dal mercato pubblico e privato: la deduplicazione. Se infatti uno dei mantra dello storage negli anni scorsi era stato &#8220;ridondanza&#8221;, e cioè la duplicazione dei dati per garantirne la sopravvivenza in caso di guasto ai database, oggi il problema è opposto. La ridondanza, indispensabile dal punto di vista teorico, in pratica ha raddoppiato dati già presenti identici in diversi database della P.A., sommandoli al flusso di nuovi dati da archiviare e, questi sì, duplicare. Robert Stevenson, responsabile dell&#8217;indice, ha dichiarato che è il quinto anno consecutivo che la voce deduplicazione è presente tra le esigenze dei manager della conservazione dati, ma quest&#8217;anno sembra essere diventata un&#8217;urgenza imprescindibile. I server aziendali e pubblici sono intasati da copie di copie di copie. Bisogna cancellarne qualcuna, anzi possibilmente tutte tranne due, l&#8217;originale e la sua copia di sicurezza indispensabile in caso di disaster recovery. In sintesi le operazioni di deduplicazione prevedono un <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/software/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with software">software</a> che segmenta il flusso dei dati in arrivo, identifica i segmenti di dati e li confronta con i segmenti di dati già memorizzati. Se un segmento in ingresso è un doppione, non viene più immagazzinato una seconda volta ma viene creato solamente un riferimento ad esso. Si può deduplicare in-line, cioè processando i dati in ingresso e rigettando i doppioni prima di registrarli su disco; oppure post-processo, confrontandoli dopo averli registrati e cancellando dal disco magnetico quelli già presenti nel database. La deduplicazione è una soluzione apprezzata dal mercato ma ancora poco diffusa nel settore pubblico. Ci sono però delle felici eccezioni, anche in Italia (Comune di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/roma/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Roma">Roma</a>), che dimostrano che lo strumento è particolarmente efficace, arrivando ad abbattere i costi di conservazione e trasmissione dati. Dal punto di vista tecnologico la P.A. nostrana viaggia a due velocità in tema di soluzioni per lo storage. Sanità (dove l&#8217;adozione dei microfilm per le cartelle risolveva una parte dei problemi di spazio in archivio quando ancora non si chiamava storage) e fisco adottano soluzioni al passo con gli ultimi aggiornamenti del mercato; la P.A. locale e centrale invece ha ritmi molto più rilassati nella maggior parte dei casi. Il motivo della differenza è tutto nell&#8217;importanza e nella quantità di dati trattati. La situazione non è drammatica, le soluzioni tecnologiche di certo non mancano e tra i responsabili della conservazione e quelli dell&#8217;It degli uffici pubblici c&#8217;è sensibilità al problema e discreta conoscenza dei rimedi. Dal punto di vista normativo, non meno importante, l&#8217;Italia vive invece una condizione contraddittoria, come conferma Marco Donnamaria, direttore vendite e marketing di IDM, che muovendosi da anni nel mercato dello storage per il settore pubblico ha una notevole esperienza di norme e leggi in materia. “Il paradosso che viviamo in Italia è quello di essere stati tra i primi a partire e tra gli ultimi ad arrivare. Nel 2002 l&#8217;allora Ministro per l&#8217;innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, lanciò le basi legislative per la dematerializzazione e le indicazioni sulla conservazione con la norma per il protocollo informatico, ponendo la nostra pubblica amministrazione in vantaggio non solo su quelle di altri Paesi europei ma anche del settore privato, che si adeguò nel 2004”. Purtroppo però una parte delle disposizioni in materia sono rimaste sulla carta e la stessa carta normativa si è nel tempo aggravata di modifiche e aggiunte non sempre coerenti o implementabili nel corpo giuridico per la pubblica amministrazione <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a>. Come è accaduto recentemente con le modifiche al codice di amministrazione <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a> entrate in vigore il 19 febbraio. Modifiche che complicano la gestione dei dati appesantendo il contesto <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a> di ristrettezze tipiche del vecchio mondo cartaceo, introducendo artificiose distinzioni tra le varie copie digitali di un originale cartaceo e di un originale <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a>. Modifiche che vanno a loro volta modificate come richiesto (vedi intervista) da un consorzio trasversale di attori coinvolti nel mercato che va dagli operatori e responsabili della conservazione <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a> (Anorc) ad Assintel, l&#8217;associazione di imprese Ict di Confcommercio, per evitare che il sistema già congestionato si paralizzi, e che la P.A. italiana si isoli dal resto del mondo <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a> prigioniera di una normativa sorda alle regole del contesto cui si applica.<br />
<strong>IL CASO &#8211; Marche: archivi più flessibili grazie a NetApp</strong><br />
Ridondanza e virtualizzazione. Sono queste le parole d&#8217;ordine che hanno caratterizzato l&#8217;intervento di NetApp a beneficio di Astea, società ex municipalizzata che fornisce energia e acqua potabile a 11 comuni tra Ancona e Macerata, che conta circa un centinaio di postazioni e gestisce una quindicina di server fisici assieme a un numero in crescita costante di server virtuali. Per far fronte a un volume sempre maggiore di spazio disponibile per archiviare le informazioni passate, presenti e future del sistema e l’esigenza di avere copie in breve tempo NetApp ha realizzato un ambiente storage ridondante per i dati di produzione, sia per quanto riguarda i file che i blocchi (unità logiche), eliminando lo storage interno ai server. Astea è ora in grado di gestire la ridondanza dei collegamenti tra server e storage con una soluzione ibrida i-SCSI e Fibre Channel grazie a uno switch gigabyte ethernet che ha permesso di ottenere la completa ridondanza senza dover acquistare uno switch Fibre Channel, soluzione possibile solo grazie all’architettura NetApp. In questo modo si è ottenuta la ridondanza di cui c&#8217;era bisogno a livello di storage, e la possibilità di replicare velocemente i dati in ambiente di “stage” senza passare per le macchine. Infine, per quanto riguarda la gestione clienti sviluppata dalla società Engineering su database Oracle, Astea ha ottenuto grazie alle soluzioni NetApp un consolidamento della <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/posta-elettronica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Posta Elettronica">posta elettronica</a>, del file server e in ultimo la gestione di un ambiente di macchine virtuali. Consolidamento della connessione ibrida i-SCSI e Fibre Channel nella quale NetApp è risultata eccellente per le esigenze di consolidamento dei dati di Astea.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.egov.maggioli.it/blog.php/3519/">eGov</a></p>
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		<title>La Rai presenta le sue innovazioni tecnologiche</title>
		<link>http://www.i2000segnala.it/2010/04/la-rai-presenta-le-sue-innovazioni-tecnologiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 09:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani alle 16, presso la sala degli Arazzi della sede Rai di viale Mazzini, saranno annunciate alla stampa le principali attività sviluppate dalla direzione strategie tecnologiche e dal centro ricerche dell&#8217;emittente pubblica italiana. Con l&#8217;occasione verrà presentata la pubblicazione &#8220;2010: Pensare digitale&#8220;, un&#8217;anteprima di tutte le innovazioni mediatiche che la Rai utilizzerà nel corso dell&#8217;anno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani alle 16, presso la sala degli Arazzi della <strong>sede Rai</strong> di viale Mazzini, saranno annunciate alla stampa le principali attività sviluppate dalla <strong>direzione strategie tecnologiche</strong> e dal <strong>centro ricerche</strong> dell&#8217;emittente pubblica italiana.</p>
<p>Con l&#8217;occasione verrà presentata la pubblicazione &#8220;<strong>2010: Pensare <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a></strong>&#8220;, un&#8217;anteprima di tutte le innovazioni mediatiche che la Rai utilizzerà nel corso dell&#8217;anno.</p>
<p>Si parlerà quindi di &#8220;<strong>Open Internet Tv</strong>&#8220;, applicazione correlata al progetto Rai-IpTv, annunciata già a novembre del 2009 durante l&#8217;expobit di Catania e ora diventata realtà con la possibilità di aggiungere, oltre al palinsesto corrente del <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a> terrestre o satellitare, quello di contenuti andati in onda nell’ultima settimana e di un catalogo su richiesta di produzioni, film, fiction e sport.</p>
<p>Ampio spazio anche alla &#8220;<strong>Voice broadband Tv</strong>&#8221; che consente l’accesso a nuovi contenuti ed a servizi interattivi della Tv e di Internet, anche attraverso un comando vocale. In generale, questi ed altri servizi sono stati frutto di una collaborazione della Rai con altri broadcaster quali il <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Network">network</a> inglese <strong>BBC</strong>, la nipponica <strong>NHK</strong> (azienda statale radio televisiva del Giappone) e altre aziende italiane e straniere.</p>
<p>Durante la presentazione saranno proiettati il filmato &#8220;Torino 4K&#8221;, la prima produzione televisiva Rai in altissima definizione (<strong>standard 4K</strong>), ed un programma televisivo in stereoscopia 3D &#8220;Sette luoghi, otto minuti, una città&#8221;.</p>
<p>Lo standard delle immagini per la proiezione cinematografica &#8220;4K&#8221; è l&#8217;ultima frontiera per la fruizione del cinema <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a> ed eleva la risoluzione ad un numero di pixel pari a 4096 orizzontali per 2160 verticali (un totale di 8,85 Megapixels) che rappresenta <strong>quattro volte la risoluzione 2K</strong> del formato in alta definizione.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/news/2315/la-rai-presenta-le-sue-innovazioni-tecnologiche.html">Pubblicaamministrazione.net</a></p>
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		<title>La ricetta delle 5 i &#8211; In un momento storico difficile, un piacevole antidoto per riassaporare il gusto del business.</title>
		<link>http://www.i2000segnala.it/2009/07/la-ricetta-delle-5-i/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 16:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca B.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo pochi anni fa salutavamo il secolo che si chiudeva con qualche nostalgia giustamente accompagnata da una forte dose di entusiasmo per l’avvento di quegli eccezionali anni DUEMILA, sognati fin da quando eravamo piccoli come fantascienza su un orizzonte temporale lontano ed inimmaginabile qualche decennio prima. Abbiamo assistito a generazioni intere dei nostri nonni, bisnonni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La ricetta delle 5 i " href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/idea.jpg"></a></p>
<p><a title="Idea delle 5 1" href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/idea1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-731" style="margin: 2px 3px; border: 0px;" title="idea delle 5 i" src="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/idea1-257x300.jpg" alt="idea delle 5 i" width="180" height="210" /></a>Solo pochi anni fa salutavamo il secolo che si chiudeva con qualche nostalgia giustamente accompagnata da una forte dose di entusiasmo per l’avvento di quegli eccezionali anni DUEMILA, sognati fin da quando eravamo piccoli come fantascienza su un orizzonte temporale lontano ed inimmaginabile qualche decennio prima. Abbiamo assistito a generazioni intere dei nostri nonni, bisnonni e per non allontanarsi troppo persino dei nostri fratelli maggiori che si erano riscattate nel mondo del lavoro, con la fatica e la convinzione che l’impegno profuso li avrebbe condotti, prima o poi, al raggiungimento di obiettivi sfidanti di crescita economica e sociale. Il boom economico del dopoguerra aveva favorito i più intraprendenti ed aveva lasciato innumerevoli speranze a tutti coloro che, pur non anelando all’ettaro cubico di dollari di <strong>zio Paperone</strong>, erano riusciti a “costruirsi una posizione” perlomeno stabile.</p>
<p>A voler tentare di descrivere il percorso da “<strong>manuale del successo</strong>” fino al secolo scorso, potremmo essere piuttosto attendibili nell’affermare che i canoni da seguire erano sempre gli stessi, adeguatamente proporzionati alla frazione di secolo in cui ci si colloca: avanzare negli studi, che fossero classici, generici o di specializzazione, applicarsi quanto più possibile per ottenere risultati migliori della media, aprirsi ad esperienze concrete di apprendimento sul campo, il tutto ben mixato con il concetto ormai tramontato di umiltà e costanza per ottenere una buona ricetta di base per il futuro!</p>
<p>L’Italia del lavoro fotografata oggi da <strong>Bankitalia</strong> è invece il quadro poco promettente di un paese immobile connotato da un’invadente precarietà in tutti i settori professionali. Con il passare degli anni la possibilità di muoversi sulla scala sociale si è drasticamente ridotta: nei nove anni tra il ‘95 e il 2004, infatti, la mobilità è stato un fenomeno che ha interessato meno di un quarto delle famiglie italiane, con circa l’11% che è  precipitato in una classe inferiore. Il dato più significativo riguarda il 44% delle famiglie italiane che sono rimaste nel segmento più basso della società, senza mai distaccarsi, neanche per un anno o due, dalla classe più povera.</p>
<p><a href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/jobs_search.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-734" style="margin: 5px 6px; border: 0px;" title="jobs_search" src="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/jobs_search.jpg" alt="jobs_search" width="102" height="76" /></a>Così la sfida sociale non può assurgere più a primario obiettivo delle generazioni entranti nel mondo del lavoro, che si trovano smarrite alla ricerca di certezze, prima lavorative e conseguentemente personali. Mentre fino agli anni ’80-’90 le università producevano schiere di dottori, ingegneri, avvocati che ancor prima di conseguire il titolo di laurea avevano firmato un contratto con aziende prestigiose attente a reperire i potenziali manager negli atenei, oggi per un neolaureato è eccezionale già solo il fatto di poter trovare un posto da laureato e sempre più raro ed improbabile che il titolo richiesto sia proprio quello per cui si sono spesi anni sui libri. Il giovane studioso che arrotonda con il lavoro al call center, osservando al suo fianco il “nonpiùtantogiovaneplurilaureatotrentennedisoccupato”, preferisce sognare le carriere facili – tali appaiono nell’immaginario collettivo &#8211; di modella, cantante, show men e show women, con l’illusione che solo così aumenti la probabilità di emanciparsi ed accedere alle classi superiori.</p>
<p>Ma se è vero che la crisi porta progressi, come ci insegna una mente illuminata quale quella di Einstein, è allora necessario scoprire la nuova ricetta per il futuro professionale ed uscire da questa crisi riciclandosi su <strong>nuove professioni</strong>, adattando le proprie competenze alle esigenze emergenti dell’individuo, afferrando opportunità inconsuete e fuori dai binari tradizionali. I settori cui rivolgere lo sguardo sono molteplici e molte sono le mode importate dall’estero: dall’ecomanager, al personal shopper, al travel designer e perché no… il wedding &amp; event planner. Il comune denominatore di questi mestieri consiste nel mettersi al servizio del cliente, quasi sempre motivato dalla mancanza di tempo sufficiente e dal desiderio di raggiungere il top dell’offerta disponibile sul mercato, offrendogli una vastità di servizi, comfort e lussuose coccole.</p>
<p>E proprio il segmento del lusso è, infatti, il target privilegiato di agenzie di servizi che assecondano, e anzi sempre più alimentano, i bisogni ed i desideri di schiere di consumatori. Non è certo facile suggerire le professioni del futuro su cui puntare a rischio zero e ritorno di investimento alto ma sull’esperienza diretta di Miss Wedding, agenzia nata nello scorso anno per l’organizzazione di matrimoni ed eventi privati, si vuole fornire la ricetta che per MW è risultata vincente.</p>
<p>In bocca al lupo e buon appetito!</p>
<p><strong>LA RICETTA DELLE 5  i</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Intuizione</strong><br />
Si dovrebbe provare a sgombrare la testa da schemi e condizionamenti esterni di qualsiasi tipo, lasciando libera la mente di immaginare nuove soluzioni, nuovi mondi, percorsi alternativi.</p>
<p><strong>Iniziativa </strong><br />
Senza passare una vita intera a riflettere sulle nascenti intuizioni continuando a fantasticare sull’immortale chiosco in riva al mare, bisogna togliere l’ancora ed una volta per tutte passare all’azione sviluppando l’idea che appare più convincente.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Internet</strong><br />
Piacere mi chiamo “www…”<br />
Dopo la rivoluzione tecnologica del secolo scorso e con il progressivo consolidarsi degli scambi commerciali on-line, non possiamo permetterci di immaginare un futuro professionale dissociato da Internet. Il nostro principale biglietto da visita è ormai quell’entità chiamata Sito: ogni attività nasce insieme ad un sito che la rappresenta, ogni rapporto commerciale passa attraverso l’immagine trasmessa dal proprio sito. Esplorare le infinite potenzialità del web è, oggi più che mai, diventato il fattore per il successo di un’iniziativa. Nella fase di start up di qualsiasi attività imprenditoriale dobbiamo annoverare l’investimento di risorse nel mondo web, che si tratti di pubblicità attraverso un sito, di un <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/blog/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with BLOG">blog</a>, del posizionamento nei portali, nei <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Network">network</a>… insomma tutto ciò che orbita intorno al prezioso www è diventato indispensabile per farsi conoscere in tempi rapidi e cogliere la giusta onda del mercato.</p>
<p><strong>Internazionale</strong><br />
Nell’imperfetto mondo della globalizzazione dobbiamo sfruttare i vantaggi da questa offerti, aprendoci a possibilità di sviluppo e commercio in contesti tanto distanti territorialmente quanto vicini per esigenze ed ampliare la nostra quota di mercato a sviluppi internazionali.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Insistenza</strong><br />
Insistere, tener duro, incaponirsi, continuare a credere rappresentano il sale del nuovo modo di fare lavoro, impresa e business in un mercato sempre più concorrenziale ed in un mondo in cui il consumatore ha sviluppato un estremo scetticismo. Perciò per non perdere mai di vista il vostro obiettivo e la carica che vi ha spinto a vestire i panni dell’imprenditore, segnatevi su un notebook i vostri sogni, gli obiettivi, i desideri che vi motivano perché arriverà -ahimè- il giorno in cui tornerà utile rileggerli per superare il più che prevedibile sconforto!</p>
<p>E, last but not least, non vogliamo tenervi segreta la sesta i per rendere la ricetta infallibile. <strong>i come <a title="Accedi al sito istituzionale di Infromatica 2000" href="http://www.i2000.it">i2000</a></strong> che nell’esperienza concreta di<a title="Accedi al sito di MissWedding [Wedding Planner in Rome]" href="http://www.misswedding.it"><strong> Miss Wedding</strong> </a>rappresenta il valore aggiunto rispetto alla concorrenza, la sintesi perfetta tra esperienza pluriennale ed orientamento al futuro tradotta in tecnologia, immagine, <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Comunicazione">comunicazione</a>, innovazione e simpatia! Grazie!</p>
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		<title>Banda larga contro il digital divide, via libera anche da Napolitano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 11:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato il ddl 1082 tenendo conto dei chiarimenti forniti dal ministero dell'Economia circa il finanziamento del programma "banda larga"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver avuto rassicurazioni dal Tesoro circa il reperimento della prima parte di fondi che verranno investiti in infratrutture, opere civili, <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/software/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with software">software</a>, hardware e progettazione, il presidente della Repubblica<strong> Giorgio Napolitano</strong> ha dato il via libera al piano di governo per l&#8217;abbattimento definitivo del <strong>digital divide</strong>.</p>
<p>Nelle stime dell&#8217;<strong>Ocse</strong>, solo il 19,2% del totale degli accessi ad Internet in Italia sarebbe in <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/banda-larga/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Banda Larga">banda larga</a>. Peggio del nostro paese solo Portogallo, Grecia, Ungheria, Turchia e Messico. Secondo il <strong>Rapporto Caio</strong>, servono 1,2-1,3 miliardi di euro per offrire al 99% della popolazione una <strong><a href="http://www.i2000segnala.it/tag/banda-larga/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Banda Larga">banda larga</a></strong> almeno di 2 Megabit.</p>
<p>Il Governo italiano ha pensato pertanto di mettere sul piatto 1,47 miliardi di euro per azzerare definitivamente il divario <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/digitale/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Digitale">digitale</a>, senza scorporo della rete Telecom e senza anacronistiche insistenze sul riciclo della rete in rame già presente. Su quest&#8217;ultimo aspetto, il vice-ministro dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, ha spiegato che il governo in futuro punterà a «portare la fibra sino a casa degli italiani (la cosidetta connessione <strong>FTTH</strong>) offrendo così una connessione a Internet a oltre 50 megabit al secondo», pertanto la rete di nuova generazione (New Generation <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/network/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Network">Network</a>) è solo un obiettivo a medio termine.</p>
<p>Si prevedono quindi investimenti importanti e cambiamenti radicali per le infrastrutture italiane, migrazioni da gestire comunque in diverse fasi. La prima, quella che terminerà con la fine del <strong>2012,</strong> darà la possibilità, a tutti gli italiani, di connettersi a Internet ad una velocità compresa <strong>tra 2 e 20 Megabit al secondo</strong>. Il piano del governo ha messo in conto opere civili per 763,85 milioni, la fornitura di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/software/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with software">software</a> e hardware (comprese installazioni e collaudi) per 617,66 milioni e attività di progettazione del valore di 89,81 milioni. I fondi europei integreranno eventuali lacune, soprattutto nelle aree rurali con problemi di sviluppo.</p>
<p>Con lo sblocco dei primi 800 milioni si pongono le basi per l&#8217;eliminazione di un problema, quello dell&#8217;accesso alla <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/banda-larga/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Banda Larga">banda larga</a>, che riguarda 12 italiani su 100, pari a circa 7 milioni di cittadini. Indubbiamente troppi.</p>
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		<title>Le reti WiFi MUNICIPALI&#8230; un Vantaggio SOCIALE!</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2006 07:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Tripodi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 19-21 Giugno ho avuto l’occasione di partecipare alla conferenza Muniwireless 2006: Silicon Valley. La conferenza e la fiera associata hanno attratto operatori interessati a questo mercato emergente. Varie aziende offrono soluzioni che consentono l’installazione di reti WiFi in vaste aree cittadine. Forse gli esempi più eclatanti di queste reti &#8211; almeno in USA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 19-21 Giugno ho avuto l’occasione di partecipare alla conferenza Muniwireless 2006: Silicon Valley. La conferenza e la fiera associata hanno attratto operatori interessati a questo mercato emergente. Varie aziende offrono soluzioni che consentono l’installazione di reti WiFi in vaste aree cittadine. Forse gli esempi più eclatanti di queste reti &#8211; almeno in <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/usa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with USA">USA</a> &#8211; sono San Francisco, CA and Filadelfia, PA. Ad oggi vi sono centinaia di amministrazioni locali che stanno considerando queste reti WiFi.</p>
<p>Sebbene l’installazione di reti <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/wi-fi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Wireless">wireless</a> all’aperto pone interessanti problemi tecnologici, le reti municipali WiFi sono forse più interessanti per altri aspetti legati alla politiche pubbliche, ai cambiamenti sociali che possono comportare ed a nuovi “business models.” Nel seguito dell’articolo tratteremo i principali argomenti oggetto di discussione. Cos’é una rete WiFi Municipale? Immaginiamo una rete di punti di accesso WiFi installati sui pali della luce, sui semafori ed altre strutture. Questa rete a sua volta é connessa alla rete Internet tramite servers che essenzialmente fanno da ponte tra WiFi e accesso via cavo ai servizi Internet. A tutti gli effetti possiamo quindi immaginare che la rete WiFi é uno “strato” che sovrapposto ad Internet e che quindi offre i tradizionali servizi web ed ulteriori servizi strettamente legati alla natura di questa rete WiFi.</p>
<p>Chi installa, gestisce e “controlla” una rete municipale? Attualmente &#8211; almeno negli Stati Uniti, generalmente le istituzioni locali in partnership con operatori privati “possiedono” le reti municipali. Uno dei motivi é strettamente logistico: esempio, in genere i comuni sono i proprietari dei pali della luce dove gli access points vengono installati. Più importante é comunque la motivazione politica e sociale. I comuni che offrono accesso gratuito alla rete Internet naturalmente incontrano il favore dei loro cittadini e &#8211; dal punto di vista sociale &#8211; aiutano a chiudere il gap legato al “digital divide” cioè al fatto che i ceti meno abbienti non hanno i mezzi per accedere all’immenso serbatoio di informazione di Internet. Inoltre, le istituzioni locali sono motivate ad usare le reti WiFi per servizi pubblici quali mezzi di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Comunicazione">comunicazione</a> durante emergenze, mantenimento dell’ordine pubblico e supporto ai mezzi di soccorso. Per esempio, la città di New Orleans ha installato delle telecamere WiFi nei quartieri a più alto tasso di criminalità. Un diretto risultato é stato quello della diminuzione degli omicidi del 59% e dei crimini in generale del 30%. Quando l’uragano Katrina ha colpito la città, la stessa rete é stata aperta all’accesso pubblico per consentire la <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Comunicazione">comunicazione</a> tra i cittadini ed i soccorritori. La città di Tucson, AZ <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/usa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with USA">usa</a> le reti WiFi durante le operazioni di soccorso, per esempio, in caso di un incidente con feriti le immagini del paziente possono essere trasmesse dai mezzi di soccorso all’ospedale per consentire al personale medico di preparare al meglio l’intervento.</p>
<p>É comunque imperativo per queste istituzioni locali la partnership con operatori di rete e &#8211; seppur con minore enfasi &#8211; la partnership con fornitori di contenuto e servizi. Infatti, una rete WiFi municipale può includere centinaia di access points che supportano differenti tecnologie quali 802.11b/g (le convenzionali tecnologie che in uso nei <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/wi-fi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Wireless">wireless</a> routers nelle case e nelle compagnie), WiMax ed altre bande dedicate alla sicurezza pubblica. Inoltre, la rete deve essere in grado di gestire l’accesso da parte di migliaia di clients in modo sicuro ed eventualmente supportare vari livelli di qualità di servizio. É chiaro che questa competenza ultimamente non risiede nei comuni, da qui la necessità di lavorare con partners del settore privato.</p>
<p><strong>Business models</strong><br />
Attualmente due principali modelli sono in considerazione: accesso gratuito a tutti i cittadini &#8211; e quindi ritorno economico tramite pubblicità &#8211; oppure accesso a pagamento. Tra i due estremi vi sono vari modelli di Tiered services (cioè servizi a valore aggiunto incrementale). Questi, ad esempio, prevedono un accesso base ad una pre-determinata velocità massima di traffico, e vari servizi a pagamento il cui valore é determinato sia dalla velocità di accesso (e quindi occupazione di banda) e sia dal contenuto al quale si vuole accedere.</p>
<p>Una caratteristica estremamente importante di queste reti WiFi é che oltre a fornire i tradizionali servizi Internet le stesse aggiungono un ulteriore strato di informazione legato alla localizzazione del <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/client/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Client">client</a>. Possiamo immaginare a tutti gli effetti che le reti Muni-WiFi sono uno strato addizionale alla tradizionale rete Internet. Di conseguenza i servizi disponibili possono essere personalizzati in base alla localizzazione del dispositivo che accede alla rete. Per esempio: un <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/client/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Client">client</a> (<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/pda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with PDA">PDA</a>, WiFi phone, etc.) che accede ad un Access Point in prossimità di un centro commerciale potrebbe ricevere dei coupons o messaggi pubblicitari riguardanti esercizi commerciali in prossimità. Un gruppo di persone che accedono allo stesso access point potrebbero condividere delle informazioni riguardo i loro interessi e decidere di incontrarsi faccia a faccia. Ad esempio due business-men che siedono casualmente ad un caffè possono scoprire di avere interesse per un prodotto e quindi iniziare un colloquio che altrimenti non sarebbe potuto avvenire. Questo tipo di social networks sono un passo ulteriore delle tipiche chats o gruppi di interesse in Internet. In queste ultime ciascun partecipante é identificato con un indirizzo IP che non corrisponde ad una specifica localizzazione geografica. Le nuove social networks invece sono caratterizzate sia dai contenuti che dal luogo dove gli stessi contenuti sono “consumati.” É apparente quindi che i cosiddetti location based services (servizi basati sulla localizzazione) possono essere commercializzati come servizi accessori al tradizionale accesso ad Internet.</p>
<p>Infine, é bene menzionare un altro importante e rivoluzionario servizio che sarà disponibile: Voice over WiFi (cioé i telefoni cellulari WiFi). Questo sarà ancora più rivoluzionario dei servizi VoIP quali Skype e le varie offerte disponibili sul mercato. I telefoni Internet saranno mobili quanto i tradizionali telefoni cellulari. Personalmente non credo che i telefoni WiFi sostituiranno i telefoni cellulari; piuttosto avremo telefoni che usano entrambi i servizi dipendentemente dalla localizzazione. Il motivo é economico e logistico: una rete cellulare che <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/usa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with USA">usa</a> bande riservate copre una vasta area (seppure potrebbe avere problemi di scalabilità) che richiederebbe letteralmente migliaia di punti di accesso per essere coperta da WiFi. Certamente Voice over WiFI eserciterà pressione sugli operatori cellulari per migliorare i loro servizi ed abbassare i costi per il consumatore.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
La tecnologia WiFi ha rivoluzionato il modo in cui le reti locali vengono create. Certamente ha rivoluzionato le nostre abitudini tra le mura domestiche ed ha abbassato i costi per le aziende. La produttività é migliorata grazie ai servizi mobili in particolare in asset management, sales force management, etc. WiFi é adesso pronta per la prossima rivoluzione: divenire una tecnologia disponibile ovunque. Naturalmente non é la tecnologia di per sé che produrrà la nuova rivoluzione; é l’uso della stessa. Nell’articolo abbiamo discusso alcuni dei servizi disponibili tramite le reti municipali. É lecito aspettarsi che nel prossimo futuro sia i servizi pubblici che quelli al consumatore saranno sempre migliori e più accessibili.</p>
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		<title>Arriva la polvere intelligente, NETWORK Sensor: Introduzione alle reti di sensori radio</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2006 11:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Tripodi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Intel]]></category>
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		<description><![CDATA[L’industria dei semiconduttori é governata da una legge empirica: La legge di Moore che prende il nome da Gordon Moore, uno dei fondatori di Intel. Dr. Moore osservò che la densità dei dispositivi elementari che costituiscono un chip a semiconduttore raddoppia ogni 18 mesi. Questa capacità di mettere un crescente numero di dispositivi nell’unità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’industria dei semiconduttori é governata da una legge empirica: La legge di Moore che prende il nome da Gordon Moore, uno dei fondatori di Intel. Dr. Moore osservò che la densità dei dispositivi elementari che costituiscono un chip a semiconduttore raddoppia ogni 18 mesi. Questa capacità di mettere un crescente numero di dispositivi nell’unità di area ha determinato l’enorme progresso tecnologico degli ultimi 40 anni. Oggi un chip delle dimensioni della testa di uno spillo ha più potenza di calcolo dei computers a bordo della navicella spaziale Apollo utilizzata per la conquista della luna.</p>
<p>La miniaturizzazione consente inoltre di costruire minuscole strutture meccaniche per misurare le grandezze fisiche e piccole radio per trasmettere questi dati a distanza. Oggigiorno siamo in grado di assemblare in pochissimi millimetri cubici di silicio sensori per misurare l’intensità di luce e la temperatura e le radio per la trasmissione. Queste microscopiche meraviglie hanno un bassissimo costo e richiedono piccolissime quantità di energia tanto da poter essere alimentate a batteria. I primi prototipi di sensori radio furono inventati all’Università della California a Berkeley. I ricercatori di quella università chiamarono questi dispositivi smart dust o polvere intelligente: la visione é che questi piccoli dispositivi formano una rete in modo autonomo, scambiano dati tra di loro, collaborano per risolvere problemi e mandano l’informazione processata ad una centralina di comando.</p>
<p>Come possiamo utilizzare questa nuova tecnologia per risolvere problemi ed, in ultima analisi, migliorare la qualità della vita? Un primo esempio é l’uso della smart dust per monitorare parametri ambientali. In caso di un incidente in un impianto chimico una rete di sensori potrebbe monitorare il movimento della nube tossica. I soccorritori avrebbero visibilità in tempo reale del grado di pericolo in ogni area. Sensori che misurano parametri vitali potrebbero essere apposti nelle vittime per misurare i parametri vitali e trasmetterli ad una stazione centrale. Questi parametri potrebbero essere usati per ottimizzare la disposizione dei mezzi di soccorso e per assegnare priorità al flusso delle vittime nei vari ospedali&#8230; Smart dust può essere applicata anche all’ingegneria civile. Ad esempio, reti di sensori possono monitorare l’integrità strutturale di una costruzione. Sensori che includono accelerometri potrebbero essere installati nei grattacieli per misurare le<br />
vibrazioni, fratture ed altri parametri. Gli ingegneri strutturali possono in tal modo pianificare la manutenzione della struttura in base alle condizioni statiche.</p>
<p>Probabilmente l’applicazione più conosciuta é il monitoraggio e la localizzazione dei beni mobili. Una rete di sensori che include anche etichette RFID può essere usata per monitorare beni in transito, localizzare oggetti e persone in tempo reale, monitorare la catena del freddo per prodotti deperibili e fornire migliore visibilità alle catene di distribuzione. Infine, la nostra azienda sta sviluppando un’applicazione molto interessante: agricoltura intelligente. Reti di sensori forniscono informazioni in tempo reale dello stato del raccolto. Ad esempio, i vigneti possono essere gestiti in modo più efficiente se si conoscono in tempo reale i dati riguardo la luce, l’umidità, la temperatura e l’acidità del suolo per singolo filare. In funzione dell’andamento di questi parametri il winemaker può decidere l’innaffiamento e fertilizzazione del terreno. Qualora questi parametri fossero integrati con dati climatici, il winemaker può decidere il periodo migliore per la raccolta dell’uva nelle singole zone del vigneto.</p>
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