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	<title>Blog i2000Segnala - Pillole di tecnologia by Informatica 2000 &#187; ICT</title>
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	<description>Le novità e le opportunità che la tecnologia mette a disposizione dei professionisti della Pubblica Amministrazione e delle PMI</description>
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		<title>Il sostenibile peso della memoria</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dove e come conservare i dati in modo che siano facilmente consultabili, aggregabili e sicuri. Le pratiche più evolute di storage, dalle soluzioni as-a-service alla virtualizzazione, passando per la deduplicazione e per gli annosi aspetti legali della conservazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli esperimenti in corso al Large Hadron Collider sotto il Cern di Ginevra generano 40 terabyte di dati ogni secondo. Una mole che nessuno è al momento in grado di archiviare in vista dell&#8217;analisi. Nell&#8217;attesa che l&#8217;industria dello storage trovi la soluzione, gli scienziati si accontentano di salvare il salvabile e lasciare andare quello che proprio non sta nelle memorie dei data center ginevrini e di quelli sparsi in tutto il mondo e ad essi collegati. Sperando ovviamente che tra i dati persi non si nasconda il misterioso e ricercato bosone di Higgs.<br />
Problemi dall&#8217;ordine di grandezza unici nel loro genere ma nella sostanza non troppo dissimili da quelli che deve affrontare ogni azienda, quali che siano le sue dimensioni, e naturalmente anche la pubblica amministrazione. Anzi soprattutto la P.A. che da sempre è tra i principali generatori di informazioni da conservare e che da qualche anno si sta organizzando per rendere i dati sempre più facilmente disponibili ai cittadini. Già questo basterebbe a rendere chiaro che l&#8217;archiviazione di un&#8217;enorme e sempre crescente quantità dati di per sé è un problema sufficiente a complicare la vita di tutti i responsabili dell&#8217;It pubblico o privato. Ma l&#8217;information overload in salsa pubblica ha delle caratteristiche particolari, che prendono la forma dell&#8217;indispensabile contesto legale di tutela e sicurezza delle informazioni che soprattutto vincola le pratiche di conservazione con una cogenza particolarmente rilevante.</p>
<p>Il problema che oggi affrontano i responsabili della conservazione può essere così descritto: tanti dati già registrati, spesso in formati diversi tra loro, e molti di più in arrivo a ciclo continuo – globalmente i dati raddoppiano ogni 18 mesi, quindi tra tre anni si dovrà gestire una mole quattro volte quella odierna, e tre anni dopo saranno sedici volte tanto &#8211; il tutto con la necessità di non perderli, poterne certificare la correttezza e possibilmente (ma non ce ne occuperemo in questa cover story) di renderli disponibili per la loro consultazione e analisi. Come fare? Le soluzioni che si profilano più vantaggiose sono quelle che prevedono l&#8217;esternalizzazione dello storage, in macchine che risiedono fuori dalle mura degli uffici pubblici, spesso in configurazione cloud (cioè riposte non su un particolare server ma in un gruppo di database che ottimizzano il flusso in base alle esigenze del cliente) come promosso dal governo Britannico e da quello Usa. Nel Regno Unito si sta predisponendo una infrastruttura cloud computing per l&#8217;archiviazione dove convergeranno tutte le banche dati del settore pubblico. Obama ha invece affidato al chief information officer federale, Vivek Kundra, il compito di pubblicizzare l&#8217;offerta di soluzioni cloud governative e incrementarle. <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Google">Google</a> sta attrezzando insieme al governo federale dei server per una &#8220;nuvola&#8221; appositamente configurata per le particolari esigenze di sicurezza.<br />
Uno degli studi più aggiornati del settore è quello realizzato dall&#8217;istituto indipendente The Info Pro, che ogni anno pubblica lo Storage <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/networking/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Networking">Networking</a> Heat Index, che scatta l&#8217;istantanea delle tendenze nel settore. Oltre a confermare la predisposizione all&#8217;esternalizzazione degli archivi e l&#8217;adozione di soluzioni cloud e modulari come lo storage as a aservice, l&#8217;indice rileva una soluzione chiesta con sempre maggiore insistenza dal mercato pubblico e privato: la deduplicazione. Se infatti uno dei mantra dello storage negli anni scorsi era stato &#8220;ridondanza&#8221;, e cioè la duplicazione dei dati per garantirne la sopravvivenza in caso di guasto ai database, oggi il problema è opposto. La ridondanza, indispensabile dal punto di vista teorico, in pratica ha raddoppiato dati già presenti identici in diversi database della P.A., sommandoli al flusso di nuovi dati da archiviare e, questi sì, duplicare. Robert Stevenson, responsabile dell&#8217;indice, ha dichiarato che è il quinto anno consecutivo che la voce deduplicazione è presente tra le esigenze dei manager della conservazione dati, ma quest&#8217;anno sembra essere diventata un&#8217;urgenza imprescindibile. I server aziendali e pubblici sono intasati da copie di copie di copie. Bisogna cancellarne qualcuna, anzi possibilmente tutte tranne due, l&#8217;originale e la sua copia di sicurezza indispensabile in caso di disaster recovery. In sintesi le operazioni di deduplicazione prevedono un software che segmenta il flusso dei dati in arrivo, identifica i segmenti di dati e li confronta con i segmenti di dati già memorizzati. Se un segmento in ingresso è un doppione, non viene più immagazzinato una seconda volta ma viene creato solamente un riferimento ad esso. Si può deduplicare in-line, cioè processando i dati in ingresso e rigettando i doppioni prima di registrarli su disco; oppure post-processo, confrontandoli dopo averli registrati e cancellando dal disco magnetico quelli già presenti nel database. La deduplicazione è una soluzione apprezzata dal mercato ma ancora poco diffusa nel settore pubblico. Ci sono però delle felici eccezioni, anche in Italia (Comune di Roma), che dimostrano che lo strumento è particolarmente efficace, arrivando ad abbattere i costi di conservazione e trasmissione dati. Dal punto di vista tecnologico la P.A. nostrana viaggia a due velocità in tema di soluzioni per lo storage. Sanità (dove l&#8217;adozione dei microfilm per le cartelle risolveva una parte dei problemi di spazio in archivio quando ancora non si chiamava storage) e fisco adottano soluzioni al passo con gli ultimi aggiornamenti del mercato; la P.A. locale e centrale invece ha ritmi molto più rilassati nella maggior parte dei casi. Il motivo della differenza è tutto nell&#8217;importanza e nella quantità di dati trattati. La situazione non è drammatica, le soluzioni tecnologiche di certo non mancano e tra i responsabili della conservazione e quelli dell&#8217;It degli uffici pubblici c&#8217;è sensibilità al problema e discreta conoscenza dei rimedi. Dal punto di vista normativo, non meno importante, l&#8217;Italia vive invece una condizione contraddittoria, come conferma Marco Donnamaria, direttore vendite e marketing di IDM, che muovendosi da anni nel mercato dello storage per il settore pubblico ha una notevole esperienza di norme e leggi in materia. “Il paradosso che viviamo in Italia è quello di essere stati tra i primi a partire e tra gli ultimi ad arrivare. Nel 2002 l&#8217;allora Ministro per l&#8217;innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, lanciò le basi legislative per la dematerializzazione e le indicazioni sulla conservazione con la norma per il protocollo informatico, ponendo la nostra pubblica amministrazione in vantaggio non solo su quelle di altri Paesi europei ma anche del settore privato, che si adeguò nel 2004”. Purtroppo però una parte delle disposizioni in materia sono rimaste sulla carta e la stessa carta normativa si è nel tempo aggravata di modifiche e aggiunte non sempre coerenti o implementabili nel corpo giuridico per la pubblica amministrazione digitale. Come è accaduto recentemente con le modifiche al codice di amministrazione digitale entrate in vigore il 19 febbraio. Modifiche che complicano la gestione dei dati appesantendo il contesto digitale di ristrettezze tipiche del vecchio mondo cartaceo, introducendo artificiose distinzioni tra le varie copie digitali di un originale cartaceo e di un originale digitale. Modifiche che vanno a loro volta modificate come richiesto (vedi intervista) da un consorzio trasversale di attori coinvolti nel mercato che va dagli operatori e responsabili della conservazione digitale (Anorc) ad Assintel, l&#8217;associazione di imprese <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">Ict</a> di Confcommercio, per evitare che il sistema già congestionato si paralizzi, e che la P.A. italiana si isoli dal resto del mondo digitale prigioniera di una normativa sorda alle regole del contesto cui si applica.<br />
<strong>IL CASO &#8211; Marche: archivi più flessibili grazie a NetApp</strong><br />
Ridondanza e virtualizzazione. Sono queste le parole d&#8217;ordine che hanno caratterizzato l&#8217;intervento di NetApp a beneficio di Astea, società ex municipalizzata che fornisce energia e acqua potabile a 11 comuni tra Ancona e Macerata, che conta circa un centinaio di postazioni e gestisce una quindicina di server fisici assieme a un numero in crescita costante di server virtuali. Per far fronte a un volume sempre maggiore di spazio disponibile per archiviare le informazioni passate, presenti e future del sistema e l’esigenza di avere copie in breve tempo NetApp ha realizzato un ambiente storage ridondante per i dati di produzione, sia per quanto riguarda i file che i blocchi (unità logiche), eliminando lo storage interno ai server. Astea è ora in grado di gestire la ridondanza dei collegamenti tra server e storage con una soluzione ibrida i-SCSI e Fibre Channel grazie a uno switch gigabyte ethernet che ha permesso di ottenere la completa ridondanza senza dover acquistare uno switch Fibre Channel, soluzione possibile solo grazie all’architettura NetApp. In questo modo si è ottenuta la ridondanza di cui c&#8217;era bisogno a livello di storage, e la possibilità di replicare velocemente i dati in ambiente di “stage” senza passare per le macchine. Infine, per quanto riguarda la gestione clienti sviluppata dalla società Engineering su database Oracle, Astea ha ottenuto grazie alle soluzioni NetApp un consolidamento della <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/posta-elettronica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Posta Elettronica">posta elettronica</a>, del file server e in ultimo la gestione di un ambiente di macchine virtuali. Consolidamento della connessione ibrida i-SCSI e Fibre Channel nella quale NetApp è risultata eccellente per le esigenze di consolidamento dei dati di Astea.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.egov.maggioli.it/blog.php/3519/">eGov</a></p>
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		<title>Morto un CNIPA, se ne fa un altro</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 14:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' stato ufficialmente costituito DigitPA, il nuovo ente pubblico non economico che succede e assume le funzioni del CNIPA. Tra gli obiettivi una razionalizzazione dei costi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 29 dicembre 2009 il <strong><a href="http://www.i2000segnala.it/tag/cnipa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with CNIPA">CNIPA</a></strong>, vale a dire il Centro Nazionale per l&#8217;<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/informatica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Informatica">Informatica</a> nella Pubblica Amministrazione, non esiste più. O almeno ha cambiato faccia.</p>
<p>Su disposizione del decreto legislativo n.177 del 1° dicembre 2009, il <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/cnipa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with CNIPA">CNIPA</a> ha infatti assunto la nuova denominazione di <strong>DigitPA</strong>.</p>
<p>Ricordiamo che il <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/cnipa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with CNIPA">CNIPA</a> era stato istituto dal decreto legislativo n.196 del 30 giugno 2003 in sostituzione dell&#8217;AIPA (Autorità per l&#8217;<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/informatica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Informatica">Informatica</a> nella Pubblica Amministrazione), a sua volta istituita nel 1993.</p>
<p>Stando ai contenuti del decreto, DigitPA “continuerà a svolgere funzioni di natura progettuale, tecnica e operativa precedentemente assegnate al <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/cnipa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with CNIPA">CNIPA</a>, con la missione di contribuire alla creazione di valore per cittadini e imprese da parte della Pubblica Amministrazione attraverso la <strong>realizzazione dell&#8217;amministrazione digitale</strong>”.</p>
<p>A DigitPA saranno affidate <strong>funzioni </strong>di consulenza e proposizione; emanazione di regole e standard; valutazione, monitoraggio e coordinamento; realizzazione e gestione di interventi e progetti di innovazione.</p>
<p>L&#8217;Ente fornirà assistenza tecnica, anche nell&#8217;elaborazione di schemi di atti normativi, al <strong>Consiglio dei Ministri</strong> in materia di amministrazione digitale. Proporrà, ai fini della pianificazione triennale dell&#8217;<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">ICT</a>, iniziative finalizzate  alla realizzazione di sistemi innovativi. Opererà come autorità di certificazione della firma digitale e sarà preposto alla tenuta di elenchi e registri.</p>
<p>Soprattutto, DigitPA dovrà proporre progetti in tema di amministrazione digitale e svolgere i compiti attribuiti dall&#8217;ordinamento in materia di reti telematiche delle pubbliche amministrazioni, di Sistema Pubblico di Connettività (SPC) e di Rete Internazionale della Pubblica Amministrazione (RIPA).  </p>
<p>Tra gli obiettivi della costituzione di DigitPA vi è una<strong> riduzione dei costi di gestione </strong>del <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/cnipa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with CNIPA">CNIPA</a> (valutati in più di undici milioni di euro nel 2009). Questa riduzione avverrà soprattutto attraverso una razionalizzazione dell&#8217;ente e la riscossione di una percentuale sul valore dei contratti sottoposti a parere consultivo, percentuale che sarà totalmente a carico degli aggiudicatari.</p>
<p>Fonte:  <a href="http://www.cwi.it/notizia/19636/2010-01-07/rss/E-morto-il-CNIPA-viva-DigitPA.html">Computerworld</a></p>
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		<title>La ricetta delle 5 i &#8211; In un momento storico difficile, un piacevole antidoto per riassaporare il gusto del business.</title>
		<link>http://www.i2000segnala.it/2009/07/la-ricetta-delle-5-i/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 16:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca B.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo pochi anni fa salutavamo il secolo che si chiudeva con qualche nostalgia giustamente accompagnata da una forte dose di entusiasmo per l’avvento di quegli eccezionali anni DUEMILA, sognati fin da quando eravamo piccoli come fantascienza su un orizzonte temporale lontano ed inimmaginabile qualche decennio prima. Abbiamo assistito a generazioni intere dei nostri nonni, bisnonni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La ricetta delle 5 i " href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/idea.jpg"></a></p>
<p><a title="Idea delle 5 1" href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/idea1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-731" style="margin: 2px 3px; border: 0px;" title="idea delle 5 i" src="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/idea1-257x300.jpg" alt="idea delle 5 i" width="180" height="210" /></a>Solo pochi anni fa salutavamo il secolo che si chiudeva con qualche nostalgia giustamente accompagnata da una forte dose di entusiasmo per l’avvento di quegli eccezionali anni DUEMILA, sognati fin da quando eravamo piccoli come fantascienza su un orizzonte temporale lontano ed inimmaginabile qualche decennio prima. Abbiamo assistito a generazioni intere dei nostri nonni, bisnonni e per non allontanarsi troppo persino dei nostri fratelli maggiori che si erano riscattate nel mondo del lavoro, con la fatica e la convinzione che l’impegno profuso li avrebbe condotti, prima o poi, al raggiungimento di obiettivi sfidanti di crescita economica e sociale. Il boom economico del dopoguerra aveva favorito i più intraprendenti ed aveva lasciato innumerevoli speranze a tutti coloro che, pur non anelando all’ettaro cubico di dollari di <strong>zio Paperone</strong>, erano riusciti a “costruirsi una posizione” perlomeno stabile.</p>
<p>A voler tentare di descrivere il percorso da “<strong>manuale del successo</strong>” fino al secolo scorso, potremmo essere piuttosto attendibili nell’affermare che i canoni da seguire erano sempre gli stessi, adeguatamente proporzionati alla frazione di secolo in cui ci si colloca: avanzare negli studi, che fossero classici, generici o di specializzazione, applicarsi quanto più possibile per ottenere risultati migliori della media, aprirsi ad esperienze concrete di apprendimento sul campo, il tutto ben mixato con il concetto ormai tramontato di umiltà e costanza per ottenere una buona ricetta di base per il futuro!</p>
<p>L’Italia del lavoro fotografata oggi da <strong>Bankitalia</strong> è invece il quadro poco promettente di un paese immobile connotato da un’invadente precarietà in tutti i settori professionali. Con il passare degli anni la possibilità di muoversi sulla scala sociale si è drasticamente ridotta: nei nove anni tra il ‘95 e il 2004, infatti, la mobilità è stato un fenomeno che ha interessato meno di un quarto delle famiglie italiane, con circa l’11% che è  precipitato in una classe inferiore. Il dato più significativo riguarda il 44% delle famiglie italiane che sono rimaste nel segmento più basso della società, senza mai distaccarsi, neanche per un anno o due, dalla classe più povera.</p>
<p><a href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/jobs_search.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-734" style="margin: 5px 6px; border: 0px;" title="jobs_search" src="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/07/jobs_search.jpg" alt="jobs_search" width="102" height="76" /></a>Così la sfida sociale non può assurgere più a primario obiettivo delle generazioni entranti nel mondo del lavoro, che si trovano smarrite alla ricerca di certezze, prima lavorative e conseguentemente personali. Mentre fino agli anni ’80-’90 le università producevano schiere di dottori, ingegneri, avvocati che ancor prima di conseguire il titolo di laurea avevano firmato un contratto con aziende prestigiose attente a reperire i potenziali manager negli atenei, oggi per un neolaureato è eccezionale già solo il fatto di poter trovare un posto da laureato e sempre più raro ed improbabile che il titolo richiesto sia proprio quello per cui si sono spesi anni sui libri. Il giovane studioso che arrotonda con il lavoro al call center, osservando al suo fianco il “nonpiùtantogiovaneplurilaureatotrentennedisoccupato”, preferisce sognare le carriere facili – tali appaiono nell’immaginario collettivo &#8211; di modella, cantante, show men e show women, con l’illusione che solo così aumenti la probabilità di emanciparsi ed accedere alle classi superiori.</p>
<p>Ma se è vero che la crisi porta progressi, come ci insegna una mente illuminata quale quella di Einstein, è allora necessario scoprire la nuova ricetta per il futuro professionale ed uscire da questa crisi riciclandosi su <strong>nuove professioni</strong>, adattando le proprie competenze alle esigenze emergenti dell’individuo, afferrando opportunità inconsuete e fuori dai binari tradizionali. I settori cui rivolgere lo sguardo sono molteplici e molte sono le mode importate dall’estero: dall’ecomanager, al personal shopper, al travel designer e perché no… il wedding &amp; event planner. Il comune denominatore di questi mestieri consiste nel mettersi al servizio del cliente, quasi sempre motivato dalla mancanza di tempo sufficiente e dal desiderio di raggiungere il top dell’offerta disponibile sul mercato, offrendogli una vastità di servizi, comfort e lussuose coccole.</p>
<p>E proprio il segmento del lusso è, infatti, il target privilegiato di agenzie di servizi che assecondano, e anzi sempre più alimentano, i bisogni ed i desideri di schiere di consumatori. Non è certo facile suggerire le professioni del futuro su cui puntare a rischio zero e ritorno di investimento alto ma sull’esperienza diretta di Miss Wedding, agenzia nata nello scorso anno per l’organizzazione di matrimoni ed eventi privati, si vuole fornire la ricetta che per MW è risultata vincente.</p>
<p>In bocca al lupo e buon appetito!</p>
<p><strong>LA RICETTA DELLE 5  i</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Intuizione</strong><br />
Si dovrebbe provare a sgombrare la testa da schemi e condizionamenti esterni di qualsiasi tipo, lasciando libera la mente di immaginare nuove soluzioni, nuovi mondi, percorsi alternativi.</p>
<p><strong>Iniziativa </strong><br />
Senza passare una vita intera a riflettere sulle nascenti intuizioni continuando a fantasticare sull’immortale chiosco in riva al mare, bisogna togliere l’ancora ed una volta per tutte passare all’azione sviluppando l’idea che appare più convincente.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Internet</strong><br />
Piacere mi chiamo “www…”<br />
Dopo la rivoluzione tecnologica del secolo scorso e con il progressivo consolidarsi degli scambi commerciali on-line, non possiamo permetterci di immaginare un futuro professionale dissociato da Internet. Il nostro principale biglietto da visita è ormai quell’entità chiamata Sito: ogni attività nasce insieme ad un sito che la rappresenta, ogni rapporto commerciale passa attraverso l’immagine trasmessa dal proprio sito. Esplorare le infinite potenzialità del web è, oggi più che mai, diventato il fattore per il successo di un’iniziativa. Nella fase di start up di qualsiasi attività imprenditoriale dobbiamo annoverare l’investimento di risorse nel mondo web, che si tratti di pubblicità attraverso un sito, di un blog, del posizionamento nei portali, nei network… insomma tutto ciò che orbita intorno al prezioso www è diventato indispensabile per farsi conoscere in tempi rapidi e cogliere la giusta onda del mercato.</p>
<p><strong>Internazionale</strong><br />
Nell’imperfetto mondo della globalizzazione dobbiamo sfruttare i vantaggi da questa offerti, aprendoci a possibilità di sviluppo e commercio in contesti tanto distanti territorialmente quanto vicini per esigenze ed ampliare la nostra quota di mercato a sviluppi internazionali.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Insistenza</strong><br />
Insistere, tener duro, incaponirsi, continuare a credere rappresentano il sale del nuovo modo di fare lavoro, impresa e business in un mercato sempre più concorrenziale ed in un mondo in cui il consumatore ha sviluppato un estremo scetticismo. Perciò per non perdere mai di vista il vostro obiettivo e la carica che vi ha spinto a vestire i panni dell’imprenditore, segnatevi su un notebook i vostri sogni, gli obiettivi, i desideri che vi motivano perché arriverà -ahimè- il giorno in cui tornerà utile rileggerli per superare il più che prevedibile sconforto!</p>
<p>E, last but not least, non vogliamo tenervi segreta la sesta i per rendere la ricetta infallibile. <strong>i come <a title="Accedi al sito istituzionale di Infromatica 2000" href="http://www.i2000.it">i2000</a></strong> che nell’esperienza concreta di<a title="Accedi al sito di MissWedding [Wedding Planner in Rome]" href="http://www.misswedding.it"><strong> Miss Wedding</strong> </a>rappresenta il valore aggiunto rispetto alla concorrenza, la sintesi perfetta tra esperienza pluriennale ed orientamento al futuro tradotta in tecnologia, immagine, <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Comunicazione">comunicazione</a>, innovazione e simpatia! Grazie!</p>
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		<title>Fattura elettronica, pubblica amministrazione e open source</title>
		<link>http://www.i2000segnala.it/2009/07/fattura-elettronica-pubblica-amministrazione-e-open-source/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 11:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Moniaci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla ricerca di uno standard per la fattura elettronica nella pubblica amministrazione, dove oggi regnano i formati proprietari. Da alcuni anni si sente parlare in Italia di uno &#8220;standard CBI&#8221; per la fattura elettronica, buono anche per la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione. Ma sembra proprio che sia stato un abbaglio. È quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alla ricerca di uno standard per la fattura elettronica nella pubblica amministrazione, dove oggi regnano i formati proprietari</strong>.</p>
<p><strong>Da alcuni anni si sente parlare in Italia</strong> di uno &#8220;standard CBI&#8221; per la fattura elettronica, buono anche per la <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/fatturazione-elettronica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Fatturazione elettronica">fatturazione elettronica</a> verso la Pubblica Amministrazione. Ma sembra proprio che sia stato un abbaglio.</p>
<div id="bodyArt">
<p>È quanto si desume dalle <strong>analisi dello SCIC</strong> (lo Steering Committee Interassociativo ACMI-AITI-ANDAF su Corporate Payments &amp; Financial Supply Chain) che raggruppa le associazioni professionali e manageriali dei direttori amministrativi e finanziari, dei credit manager e dei tesorieri d&#8217;impresa.</p>
<p>Lo SCIC è intervenuto di recente per la seconda volta sul tema della <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/fatturazione-elettronica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Fatturazione elettronica">fatturazione elettronica</a> verso la Pubblica Amministrazione. Dopo aver indirizzato a ottobre dello scorso anno ai ministri Tremonti e Brunetta un sostanzioso documento sulle esigenze generali delle imprese, ha infatti rappresentato di recente agli uffici legislativi impegnati nella redazione del testo del Decreto col quale si fisseranno le regole tecniche, che quello del CBI <strong>è un formato proprietario</strong>.</p>
<p>Questo comporta <strong>problemi di riconoscibilità reciproca</strong> con altre comunità di business, di gestione evolutiva del formato (a cui, diversamente dagli standard, gli utilizzatori non partecipano), di trasparenza nelle decisioni di aggiungere o togliere campi o di stringere alleanze, di estensibilità ad altri documenti dei riferimenti supportati, di apertura alla concorrenza e via dicendo.</p>
<p>La differenza è notevole sia per i provider di soluzioni software e di servizi sia per gli utilizzatori finali. Nella sostanza, <strong>il formato proprietario non soddisfa</strong> i requisiti di indipendenza e di interoperabilità.</p>
<p>Chi dovesse adottare ugualmente il formato proprietario si troverebbe nella spiacevole situazione di dipendere da chi detiene il governo delle regole e di non poter scambiare automaticamente fatture nei rapporti con imprese che, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, hanno sviluppato le loro piattaforme <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">ICT</a> usando standard riconosciuti. Insomma, <strong>un&#8217;ulteriore motivo di frammentazione</strong> del nascente mercato dei servizi per la generazione e lo scambio di documenti digitali.</p>
<p>Al momento, <strong>gli unici standard che utilizzano la sintassi XML</strong> (il linguaggio scelto dalla UE per l&#8217;e-Government e per la Single Euro Payments Area) pubblicati e manutenzionati da organismi ufficialmente riconosciuti sono il Cross Industry Invoice 1.1, emesso da <a href="http://www.unece.org/cefact" target="_blank">UN/CEFACT</a>, e UBL 2.0, emesso da <a href="http://www.oasis-open.org/" target="_blank">OASIS</a>.</p>
<p>Tuttavia, <strong>solo UBL trova da anni applicazione</strong> tra le imprese e dal 2005 è usato dalla Danimarca per la fatturazione verso la Pubblica Amministrazione, poi seguita da Svezia, Islanda e Norvegia. L&#8217;UBL è stato inoltre utilizzato nei progetti europei di e-procurement delle organizzazioni statali e regionali (Progetto PEPPOL, in Italia ne sono parte CONSIP, CSI Piemonte e INTERCENT-ER).</p>
<p>Anche ENEA ricorre da tempo a UBL per <strong>supportare le <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/pmi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Piccole e Medie Imprese">piccole e medie imprese</a></strong> nel trasferimento di tecnologie volte a favorire processi di filiera o di distretto. Diversamente da CII, oltre alla fattura, lo standard UBL offre la bellezza di ulteriori 30 documenti elettronici normalizzati, tutti coerenti e concatenabili, mediante cui ingegnerizzare i processi di supply chain e di regolamento amministrativo.</p>
<p>Ma non finisce qui. UBL consente di <strong>mantenere l&#8217;interoperabilità</strong> anche nel caso in cui, per ragioni locali o di specifiche comunità di business, sia necessario aggiungere o togliere alcune informazioni al formato standard originario; e questo, anche in relazione ai diversi contesti contrattuali di cui gli scambi di documenti sono espressione.</p>
<p>Non a caso, il CEN (Comité Europeen de Normalization), ha elaborato i requisisti per l&#8217;interoperabilità (<a href="http://ec.europa.eu/idabc/servlets/Doc?id=30097" target="_blank">Business Interoperability interfaces</a>) <strong>sfruttando la semantica UBL</strong>.</p>
<p> Fonte:[<em>ZEUS News</em> - <a href="http://www.zeusnews.com/">www.zeusnews.com</a>]</div>
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		<title>Italia.it riapre i battenti</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 08:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il portale del turismo italiano è tornato. Il logo &#8220;It&#8221;, che tanto aveva fatto discutere è scomparso, rimpiazzato da una scelta stilistica molto più sobria e minimalista. Il primo impatto con il nuovo sito Italia.it è di grande effetto, ma non per la grafica accattivante o per la particolare tecnologia delle pagine, bensì per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il portale del turismo italiano è tornato. Il logo &#8220;It&#8221;, che tanto aveva fatto discutere è scomparso, rimpiazzato da una scelta stilistica molto più sobria e minimalista.</em></p>
<p>Il primo impatto con il <a title="Vai al sito Italia.it" href="http://www.italia.it/">nuovo sito Italia.it </a>è di grande effetto, ma non per la grafica accattivante o per la particolare tecnologia delle pagine, bensì per i <strong>contenuti fotografici</strong>. Il ministero del Turismo ha infatti lasciato parlare la storia, la cultura, l&#8217;arte e i paesaggi dei luoghi del nostro paese per far leva sull&#8217;interesse dei navigatori.</p>
<p>Spicca su tutto la qualità fotografica del sito, i video proposti assomigliano molto a degli spot televisivi, mentre la parte interattiva dei <strong>tour virtuali</strong> adotta una soluzione a cui ci aveva già abituato l&#8217;applicazione Street View di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Google">Google</a>. C&#8217;è poi uno spazio dove è possibile fare <strong>prenotazioni dirette</strong> per gli alberghi, con tanto di motore di ricerca e directory divisa per regione, provincia e città.</p>
<p>In realtà, precisa il ministro del Turismo Maria Vittoria Brambilla, la versione che è andata online è una <strong>demo </strong>che intende assolvere esclusivamente la funzione di spot promozionale per il nostro Paese.</p>
<p>Lo staff ha voluto pertanto garantire un primo apporto alla stagione turistica in corso. Nel frattempo, la redazione di Italia.it si è messa al lavoro per dare attuazione a quello che è invece il progetto del nuovo portale dell&#8217;Italia, che sarà pronto in autunno e che dovrà rispondere a tutte le esigenze del turista che oggi naviga in rete.</p>
<p>Poco più di <strong>cinque milioni</strong> è lo stanziamento per il nuovo Italia.it (a fronte dei 45 milioni utilizzati in precedenza per il vecchio portale) che è stato realizzato in collaborazione con l’Aci. La parte promozionale, su cui la Brambilla ha puntato molto, vera novità del sito, permetterà a tutte le strutture ricettive di avere una propria pagina gratuita sul sito oltre che di effettuare direttamente le prenotazioni.</p>
<p>Fonte:  PA.net</p>
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		<title>Presentato Mr.Mag, l’innovativo software per la gestione dei punti vendita</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 09:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ stata ufficialmente presentata la nuova versione di Mr.Mag, il software che nasce con l&#8217;esclusivo obiettivo di agevolare la gestione delle attività commerciali, passando dalla vendita al banco fino ad arrivare ad una completa gestione del magazzino e delle merci. Tra i principali punti di forza del software si evidenziano la cura dell’usabilità e il dettaglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="PaK Mr.Mag" href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/08/package_mrmag.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-714" style="margin: 2px 5px; border: 0px;" title="package_mrmag" src="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/08/package_mrmag.jpg" alt="package_mrmag" width="196" height="171" /></a>E’ stata ufficialmente presentata la nuova versione di Mr.Mag, il software che nasce con l&#8217;esclusivo obiettivo di agevolare la <strong>gestione delle attività commerciali</strong>, passando dalla <strong>vendita al banco </strong>fino ad arrivare ad una completa <strong>gestione del magazzino e delle merci</strong>.</p>
<p>Tra i principali punti di forza del software si evidenziano la cura dell’usabilità e il dettaglio delle funzionalità che sono state assicurate dalle analisi delle <strong>esigenze e dai successivi test effettuati direttamente da un team composto dai gestori di 6 attività commerciali</strong> selezionate dalle seguenti categorie merceologiche: Abbigliamento; HI-TECH; Cartolibreria; Distribuzioni Musicali; Grossisti.</p>
<p>L&#8217;interfaccia grafica del software risulta intuitiva e di facile utilizzo, con le operazioni basate su procedure guidate che facilitano l&#8217;attività dell&#8217;utente e ne riducono al minimo gli errori.</p>
<p>Il sistema è di tipo client/server ed è quindi utilizzabile con successo anche nelle LAN, qualora si disponga di un collegamento ad internet sono disponibili anche le funzioni di aggiornamento automatico, localizzazione geografica dei clienti, dei fornitori e degli agenti, tramite <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Google">Google</a> Maps e il Controllo, della <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/partita-iva/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Partita IVA">Partita Iva</a> tramite collegamento diretto con l’agenzia delle entrate</p>
<p><strong>Tra le principali funzionalità del software Mr.Mag si evidenziano:</strong></p>
<ul>
<li>Multiazienda e Multiutente con gestione dei profili</li>
<li>Multimagazzino per azienda, documenti di carico e scarico interni</li>
<li>Gestione Articoli con Pluribarcode, creazione automatica articoli, da articoli simili</li>
<li>Creazione di articoli composti ( KIT ) da articoli in magazzino</li>
<li>Stampe completamente personalizzabili</li>
<li>Preventivi a cliente con creazione e gestione automatica dell’ordine con impegno della merce giacente in magazzino e lista merce da ordinare</li>
<li>Gestione documentale dei preventivi creati con programmi esterni, tipo Microsoft Office</li>
<li>Gestione degli ordini a fornitore con carico automatico in magazzino e gestione degli inevasi di ordine fornitore</li>
<li>Gestione dei listini, personalizzabili per tipologia cliente</li>
<li>Fatturazione immediata e differita con creazione automatica da ordini cliente, fogli lavoro, buoni lavoro.</li>
<li>Gestione degli agenti anche con vendita al banco</li>
<li>Vendita al banco sia in modalità Maschera che grafica con soluzione Touch Screen</li>
<li>Matrici per la gestione delle variabili sull’articolo (es: colore, taglia, tessuto, ecc..).</li>
<li>Gestione di prima contabilità, prima nota e scadenzario</li>
<li>Esportazione Dati in formato testo, Excel e CSV</li>
<li>Fidelizzazione del cliente, con tessere fidelity e offerte completamente personalizzabili</li>
<li>Invio automatico di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/sms/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with SMS">SMS</a>, Email, messaggi Vocali e FAX a Clienti e fornitori.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.i2000segnala.it/tag/informatica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Informatica">Informatica</a> 2000 che ha progettato e sviluppato questo innovativo sistema di gestione, dal 2009 ha cominciato a distribuire il  software a livello nazionale tramite canali indiretto ed ha cominciato ad attivare delle convenzioni con alcune associazioni di settore come la CNA di Rieti (<a href="http://www.cna.rieti.it/">www.cna.rieti.it</a>) per consentire agli associati di utilizzare il software gratuitamente per il primo anno.</p>
<p> </p>
<p><em>Per <strong>maggiori dettagli sulle caratteristiche funzionali di Mr.Mag,</strong> si consiglia di visitare l’apposito sito web </em><a href="http://www.mrmag.it/"><em>www.mrmag.it</em></a><em>, da dove è anche possibile scaricarne una versione demo e richiedere una licenza gratuita della durata di 90 giorni.</em></p>
<p><em>Per maggiori informazioni è possibile chiamare il numero verde 800 38 12 48 o inviare una email a </em><a href="mailto:direzionecommerciale@i2000.it"><em>direzionecommerciale@i2000.it</em></a><em>.</em></p>
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		<title>Nokia, il cellulare si ricarica da solo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Nokia Research Centre di Cambridge c&#8217;è una visione che presto si trasformerà in realtà. Dai 3 ai 5 anni per portare sul mercato un cellulare che si ricarica da solo, sfruttando le onde elettromagnetiche che ci circondano tutti i giorni. Quelle provenienti da altri dispositivi mobili, apparecchi TV e punti d&#8217;accesso WiFi, per intenderci. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Nokia Research Centre di Cambridge c&#8217;è una visione che presto si trasformerà in realtà. Dai 3 ai 5 anni per portare sul mercato <strong>un cellulare che si ricarica da solo</strong>, sfruttando le onde elettromagnetiche che ci circondano tutti i giorni. Quelle provenienti da altri dispositivi mobili, apparecchi TV e punti d&#8217;accesso WiFi, per intenderci. Mettere, quindi, in soffitta le prese elettriche per una tecnologia ambiziosa ed ecologica, in continuo <em>standby</em> a basso consumo.</p>
<p>L&#8217;idea dell&#8217;azienda finlandese non è, tuttavia, nuova. Anche i <strong>tag RFID</strong> (<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/rfid/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Radio Frequency IDentification">Radio Frequency Identification</a>), infatti, riescono a convertire il segnale elettromagnetico in elettricità. Lo sanno già bene gli animali domestici con i loro chip impiantati per il riconoscimento: ed è proprio sulla conversione che i ricercatori di Cambridge stanno incontrando le difficoltà più ardue.</p>
<p>Il dispositivo di Nokia può esistere grazie ad un&#8217;antenna a banda larga e due circuiti molto semplici. La prima permette di raccogliere una grande quantità di frequenze (da 500 megahertz a 10 gigahertz), mentre il circuito alimenta la batteria del cellulare.</p>
<p>La chiave di volta di tutto il processo è, tuttavia, un semplice principio: l&#8217;energia usata per la ricarica deve essere minore di quella incamerata dall&#8217;ambiente esterno. Attualmente, <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2009/jun/10/nokia-mobile-phone" target="_blank">spiega</a> il leader del team di ricerca <a href="http://www.nokia.com/" target="_blank">Nokia</a> Markku Rouvala, il prototipo è capace di generare un&#8217;energia di 5 milliwatt. Non bastano. Sono insufficienti per caricare un telefono cellulare spento o in standby. L&#8217;obiettivo sensibile, a Cambridge, è di arrivare nel breve periodo almeno a 20 milliwatt per poi toccare i 50 necessari per la ricarica. Solo così sarà possibile assistere alla nascita di un nuovo tipo di telefonino, senza più caricabatterie e consumi energetici eccessivi. (M.V.)</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.punto-informatico.it/">www.punto-informatico.it</a></p>
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		<title>Pillole di Tecnologia: Italia.it, vogliono nascondere le carte</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 12:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma &#8211; Ci sono voluti cinque mesi perché dal Governo pervenisse un nuovo no alla diffusione in pubblico degli atti relativi alla vicenda del portalone del turismo Italia.it. Può sembrare incredibile ma dopo il primo niet opposto alla richiesta di più di 1500 utenti italiani, dalla Commissione che si occupa della gestione dei documenti ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211; Ci sono voluti cinque mesi perché dal Governo pervenisse un nuovo no alla diffusione in pubblico degli atti relativi alla vicenda del portalone del turismo Italia.it. Può sembrare incredibile ma dopo il primo niet opposto alla richiesta di più di 1500 utenti italiani, dalla Commissione che si occupa della gestione dei documenti ne è arrivato un altro. Anche questa volta è contenuto in una lettera in burocratese, che tenta di giustificare il motivo per il quale quelle carte non possono essere diffuse, come aveva invece richiesto l’associazione Generazione Attiva. Nella risposta del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si legge: “Il dipartimento per il coordinamento amministrativo ha trasmesso a questo Ufficio la lettera del 25 Luglio 2007 diretta anche a codesta Associazione, con la quale è stata trasmessa la richiesta volta ad ottenere il rilascio della documentazione attinente la realizzazione del progetto portale turismo italia.it.</p>
<p>Questo dipartimento ha ritenuto di richiedere il parere della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi sul procedimento amministrativo, come previsto dalle leggi n 241/90 e n. 15=05, al fine di verificare la sussistenza o meno della legittimità, per codesta Associazione, di esercitare l’accesso alla documentazione suddetta. A seguito dell’esame della domanda, la commissione ha concluso, con un motivato parere, che la domanda di accesso, come formulata da codesta Associazione, “&#8230;non rientra tra i diritti specifici dei consumatori&#8230; in quanto finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica”. Pertanto, conformemente alla pronuncia della Commissioni, si porta a conoscenza che la prodotta richiesta di accesso non può essere accolta”. Una risposta che, com’è ovvio, in un’epoca in cui si inneggia alla trasparenza concessa dalle nuove tecnologie, non può che suscitare polemiche fortissime. Tanto più che riguarda una spesa controversa, sulla quale il Governo ha già fatto clamorosamente retromarcia e che è relativa proprio ad Internet, il mezzo sul quale è stato documentato giorno per giorno da molti, Scandalo Italiano in primis, l’incedere del letale progetto di Italia.it.</p>
<p>Proprio su Scandalo Italiano ora si parla del “muro degli impuniti”, una indignazione condivisa anche dai blogger e che disegna un quadro a tinte fosche. Le spese previste per il portalone del turismo, e ancor di più la decisione del Governo di cessare i finanziamenti, avrebbe secondo molti dovuto indurre ad una immediata totale trasparenza degli atti amministrativi che riguardano il portale, dalla sua nascita fino ad oggi. Million Portal Bay parla di “doppiezza”, Ischiablog parla di “occultamento” della documentazione e via dicendo. Difficile prevedere a questo punto se e quando l’Esecutivo riterrà necessario informare i cittadini italiani di come siano stati buttati al vento tanti denari pubblici.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.punto-informatico.it" target="_blank">www.punto-informatico.it</a></p>
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		<title>La Finanziaria 2008 impone il VoIP alle PA</title>
		<link>http://www.i2000segnala.it/2007/09/la-finanziaria-2008-impone-il-voip-alle-pa/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Sep 2007 09:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una misura, nella bozza della nuova Legge Finanziaria per il 2008, che il mondo dell&#8217;ICT non può non notare: la Finanziaria prevede, per legge, che le pubbliche amministrazioni si affidino al VoIP come strumento per la telefonia. Il tutto non con scadenza a lungo termine, ma a decorrere dal prossimo 1 gennaio. Tale misura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una misura, nella bozza della nuova Legge Finanziaria per il 2008, che il mondo dell&#8217;<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">ICT</a> non può non notare: <strong>la Finanziaria prevede, per legge, che le pubbliche amministrazioni si affidino al <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/voip/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with VoiP">VoIP</a> come strumento per la telefonia</strong>. Il tutto non con scadenza a lungo termine, ma a decorrere dal prossimo 1 gennaio. Tale misura si inserisce all&#8217;interno di una Finanziaria plasmata sul principio del taglio dei costi per poter reinvestire il &#8216;tesoretto&#8217; risultante in stimoli nuovi per l&#8217;industria e per l&#8217;abulico sistema economico nazionale.</p>
<p>Trattasi di un passo obbligato che, però, necessitava di essere formalizzato per dare il via ad una piccola grande rivoluzione del mondo della PA. Il Corriere della Sera cita specificatamente il passo del documento di programmazione: «le pubbliche amministrazioni centrali sono tenute ad utilizzare i servizi &#8220;Voce tramite protocollo internet&#8221; (<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/voip/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with VoiP">Voip</a>) previsti dal sistema pubblico di connettività o da analoghe convenzioni stipulate a livello territoriale». Il documento esplicita anche il risparmio previsto per i prossimi anni: «complessivamente una riduzione di<strong> 25 milioni di euro per l&#8217;anno 2008</strong>, 140 milioni di euro per l&#8217;anno 2009 e 286 milioni di euro a decorrere dal 2010». Interessante una ulteriore precisazione riportata dal Sole 24 Ore: «<strong>il mancato adeguamento comporta un taglio del 30% delle risorse per la telefonia nell&#8217;anno successivo</strong>», il che costringe le pubbliche amministrazioni a mobilitarsi risolutamente onde evitare problemi maggiori 12 mesi più tardi.</p>
<p><a href="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/06/inner_img_1371dc0242b6f35b.png"><img class="size-full wp-image-432 alignnone" style="border: 0pt none;" title="inner_img_1371dc0242b6f35b" src="http://www.i2000segnala.it/wp-content/uploads/2009/06/inner_img_1371dc0242b6f35b.png" alt="Bannerino" width="100" height="100" /></a></p>
<p>In questo contesto è quantomeno obbligata l&#8217;osservazione che porta avanti l&#8217;associazione <strong>Anti Digital Divide</strong>: «traendo spunto dalle notizie legate alla Finanziaria, riguardanti l&#8217;utilizzo di Internet e del sistema <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/voip/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with VoiP">VoIP</a> nelle PA, ricordiamo che <strong>ad oggi molti comuni sono ancora Digitalmente Divisi, quindi impossibilitati ad utilizzare detti sistem</strong>i [...] Ci ricorda molto un&#8217;iniziativa del passato in cui sono stati sovvenzionati alcuni sottoscrittori di linee a banda larga, senza calcolare però che molti cittadini erano &#8220;tecnicamente&#8221; tagliati fuori [...] Attendiamo fiduciosi di sapere in dettaglio questa proposta, ma già da adesso invitiamo l&#8217;Associazione Nazionale Piccoli Comuni a monitorare attentamente la questione. Questo potrebbe anche essere la leva per discutere finalmente delle regole e dei costi per il servizio universale, facendo notare come la necessità di banda larga, come anche l&#8217;impossibilità d&#8217;accesso, sia ampiamente diffusa».</p>
<p>Giacomo Dotta</p>
<p>Fonte: <a title="Webnews" href="http://webnews.html.it" target="_blank">webnews.html.it</a></p>
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		<title>Presenti nel tuo futuro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2007 13:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Ferruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica 2000]]></category>
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		<description><![CDATA[Un vecchio pay-off del logo di informatica 2000, divenuto poi head line di comunicazione, recitava: “presenti nel tuo futuro”. Un salto nel futuro, lasciando uno sguardo al presente, ecco ciò che le società che si affermano nel marcato ICT devono affrontare tutti i giorni: innovazione, nuove opportunità, trend di mercato, Ricerca &#38; Sviluppo tutti concetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un vecchio pay-off del logo di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/informatica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Informatica">informatica</a> 2000, divenuto poi head line di <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/comunicazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Comunicazione">comunicazione</a>, recitava: “presenti nel tuo futuro”. Un salto nel futuro, lasciando uno sguardo al presente, ecco ciò che le società che si affermano nel marcato <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">ICT</a> devono affrontare tutti i giorni: innovazione, nuove opportunità, trend di mercato, Ricerca &amp; Sviluppo tutti concetti che quotidianamente passano sulle nostre scrivanie e vengono trasformati in opportunità, semplicemente ascoltando e comprendendo le esigenze dei clienti che posano le loro radici nel passato e vogliono essere protagonisti del futuro; flessibilità, formazione, capacità di cooperazione e di creare nuovi team di sviluppo, un insieme di caratteristiche ormai indispensabili un azienda <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">ICT</a> che punta al successo. Stimoli, passione e la voglia di esserci quando succederà; tutto ciò caratterizza le nostre personalità e di chi collabora con la nostra rivista che parla di innovazione e di cronaca tecnologica, senza mai lasciare chiuse le porte del nostro passato. In questo numero parliamo di trend, come quello dei software come servizio (SaaS), di IPTV, di rapine riuscite grazie alle informazioni reperite su <a href="http://www.i2000segnala.it/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with Google">Google</a> (il motore di ricerca più diffuso al mondo) e di rintracciabilità del singolo foglio di carta ma non tralasciamo di parlare delle sette meraviglie del mondo, degli sforzi dei nostri player di pallanuoto e delle nostre pallavoliste e delle iniziative per promuovere un territorio attraverso le classiche e consolidate leve di marketing territoriale. Lavoriamo nell’<a href="http://www.i2000segnala.it/tag/ict/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Posts tagged with ICT">ICT</a> che come uno sport estremo ci garantisce stimoli e stress costante, per la fortuna di esserci e di sorridere al suono della sveglia, perché sarà un altro giorno assolutamente non pianificabile. Come di consueto, vi auguriamo una piacevole lettura di questo nuovo numero di i2000segnala, ormai divenuto il nostro giornale di bordo.</p>
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