Anche le Pmi fanno affari sul Web

23 luglio 2009

ecommerce-carrello-300x300[1]Le Pmi approcciano il nuovo canale commerciale con dubbi e perplessità, ma allo stesso tempo vi ripongono importanti aspettative; Doxa ha fatto il punto della situazione

Grandi aspettative e preconcetti, paure infondate e attenzione alle risorse, sono queste le riflessioni che precedono e seguono la messa in opera dei siti Web e, a maggior ragione, delle soluzioni di . È il quadro che ha delineato Doxa in seguito a un’indagine commissionata da PayPal sul commercio elettronico nelle Pmi. La ricerca è stata condotta su un campione di 603 piccole e medie aziende italiane che impiegano tra 1 e 50 addetti e si è posta l’obiettivo di sondare la diffusione e l’utilizzo di nelle Pmi quale strumento per allargare la base clienti e aumentare il loro giro d’affari. In pratica, si è cercato di capire i principali vantaggi che possono derivare dall’ alle Pmi e d’altra parte quali sono gli ostacoli alla diffusione del Web come veicolo commerciale.

Il primo dato è abbastanza indicativo del livello tecnologico del nostro panorama aziendale: il 25 per cento delle imprese intervistate ha un sito ed è il 14 per cento di queste a utilizzarlo per il commercio elettronico. Questo a fronte, però, di un interesse sempre maggiore verso l’argomento in quanto le aziende dichiarano di considerare la Rete uno strumento chiave per la propria attività. La percentuale più alta di aziende presenti online appartiene al settore Terziario e Servizi (34 per cento), seguono Industria e Commercio all’ingrosso (27 per cento) e Professionisti (24 per cento). Solo quarto il Commercio al dettaglio (21 per cento).

La diffusione
Le aziende che sono online, un quarto del campione intervistato da Doxa, hanno per lo più indicato che la presenza sul Web ha generato un miglioramento dell’immagine del proprio brand (78 per cento), ma sono stati anche riconosciuti un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza (41 per cento), uno sviluppo del business a livello nazionale (37 per cento), un incremento delle vendite (37 per cento) e dei margini (33 per cento) e l’acquisizione di una quota rilevante di nuovi clienti (28 per cento). A questo punto lo studio scende nel dettaglio per poter illustrare le tendenze che caratterizzano questo comparto indagando circa le motivazioni che hanno portato all’apertura del sito (e all’adozione di certe funzionalità piuttosto che altre) e d’altra parte le ragioni che hanno frenato la diffusione delle tecnologie. Dai risultati emergono due dati importanti che suggeriscono una sempre maggiore presenza sul Web: il 14 per cento delle aziende con un sito attivo lo ha creato nel corso dell’ultimo anno e il 26 per cento delle aziende che ancora non sono presenti in ha dichiarato di avere intenzione di creare un sito o un negozio online. Di queste, il 10,5 per cento lo farà entro un anno, a indicare l’esistenza di un progetto concreto. La maggioranza delle aziende intervistate, comprese quelle che non sono online, concorda nel ritenere l’ un aiuto per la ripresa in questo particolare momento economico. Per l’86,5 per cento delle Pmi intervistate l’ aiuta le aziende perché è un canale commerciale in più che permette di allargare il business, anche oltre confine, e per l’81 per cento consente di ridurre i costi di intermediazione. Il 75 per cento delle aziende indica, inoltre, che il commercio elettronico consente di accedere a prodotti altrimenti non reperibili. Per il 55 per cento delle Pmi online il target primario del sito sono i consumatori, mentre il 35 per cento lo utilizza sia per attività business-to-business, sia quale strumento rivolto ai consumatori. Le Pmi online utilizzano la Rete principalmente quale mezzo per dare maggiore visibilità all’azienda e fare pubblicità (65 per cento), ma un’alta percentuale mostra di considerare il sito Web quale strumento di business: per trovare nuovi clienti (21 per cento), per vendere i propri prodotti e servizi (20 per cento) per incrementare le relazioni con i clienti esistenti (15,5 per cento). Questa è la fotografia della situazione al momento dell’indagine. Ora passiamo agli ostacoli che stanno frenando l’adozione di questo strumento di vendita e a quanto sono state soddisfatte o deluse le aspettative.

Fonte: TopTRADE

Emilio Tripodi

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