Svolta nella Pubblica Amministrazione, parte l’e-mail certificata

6 maggio 2009

Prenderà il via nel mese di settembre il progetto di Pec, ovvero di , per almeno 5 milioni di italiani. Ad annunciarlo il ministro della ed innovazione, Renato Brunetta. In sostanza tutti i cittadini che lo vorranno potranno attivare una casella di gratuita e vedersi assicurato il traffico internet gratuito da e verso la .

Sarà possibile, dunque, dialogare con gli uffici pubblici grazie a una , rispetto alla quale “stiamo definendo la gara che si concluderà -spiega il ministro- entro un mese”. Un programma “dalle pogenzialita’ straordinarie”. Perché ad esempio sarà possibile inviare multe, documenti del Comune o bollette telefoniche, del gas etc., proprio attraverso la Pec. “Non è un sogno, non è un’idea, ma una legge che stiamo attivando” prosegue il ministro, il quale precisa: “conto che tutto sia pronto a luglio, per distribuire a settembre l’indirizzo a chiunque lo voglia”.

Ma non è tutto. “Se l’amministrazione alla quale ho inoltrato una richiesta – spiega Brunetta – non mi risponde entro un certo standard, posso agire attraverso la class action. Quindi, se un amministratore non risponde lo faccio condannare”. E questo “è un pezzo della rivoluzione in corso”, conclude.

Fonte: Buonenotizie.it

Redazione

6 commenti »

  1. Sono anni che aspettiamo che la Pubblica Amminsitrazione si fornisca della PEC per comunicare con i cittadini, speriamo che il Ministro Brunetta riesca finalmente a far applicare la norma.
    Purtroppo in Italia le regole, senza sanzioni, non sono tali, forse si è finalmente arrivati ad individuare delle responsabilità per i nostri amministratori.

    Comment by Luciano — 29 maggio 2009 @ 16:10

  2. per questo post invito a seguire la dscussione: Diffusione della PEC, presente sul nostro gruppo di FaceBook

    E’ possibile visitare l’area della discussione seguendo questo link: http://www.facebook.com/home.php#/topic.php?uid=106472497501&topic=9064

    Comment by admin — 9 giugno 2009 @ 17:15

  3. Ad integrazione del post inserisco un interssante articolo comparso ItaliaOggi Sette:

    Pec, la rivoluzione è in corso
    Monitoraggio di ItaliaOggi Sette in vista del primo termine per adeguarsi all’obbligo

    L’impegno è di rendere gratuito il servizio di posta certificata

    Posta elettronica certificata obbligatoria per professionisti, imprese e p.a.. L’obbligo è previsto dal decreto legge 29 novembre 2008, n. 185 (c.d. decreto anti-crisi), convertito nella legge 28 gennaio 2009, n. 2 (G.u. 28 gennaio 2009, n. 22).

    Il termine per adeguarsi è differenziato: tre anni dall’entrata in vigore del decreto per le società e un anno (19 novembre 2009) per i professionisti; per le amministrazioni non è previsto un termine.

    Le Pec sarà più economica, certa e rapida dell’attuale raccomandata a/r, ma le attuali leggi, che propongono anche l’attivazione di «analoghi indirizzi» lasciano dei dubbi sulle effettive alternative a essa e la possibilità di dialogare con la p.a. e con i tribunali.

    Da un monitoraggio di ItaliaOggi Sette, i professionisti si stanno dando da fare, cercando di colmare il gap attraverso accordi con società certificatrici per fornire gratuitamente agli iscritti una casella di posta e arrivare pronti all’appuntamento di novembre.

    Pec batte raccomandata A/R
    La posta elettronica certificata è il nuovo sistema attraverso il quale è possibile inviare e-mail con valore legale equiparato a una raccomandata con ricevuta di ritorno, come stabilito dalla vigente normativa (dpr 11 febbraio 2005 n. 68). La Pec ha lo stesso valore legale della raccomandata con la ricevuta di ritorno con attestazione dell’orario esatto di spedizione, oltre che del giorno. È garantita la certezza del contenuto e, in caso di contenzioso, l’opponibilità a terzi del messaggio. Il termine «certificata» si riferisce al fatto che il gestore del servizio rilascia al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio ed eventuali allegati. Allo stesso modo, il gestore del destinatario invia al mittente la ricevuta di avvenuta consegna.

    Quindi, Pec obbligatoria, con convenienza. Prezzo, velocità, certezza sono i suoi punti forti. Per averla serve un abbonamento annuale, che costa dai 5 euro in su all’anno, in base alle optional scelti. Il prezzo di una raccomandata ordinaria spedita tramite poste varia invece in base al peso, da 2,80 a 12,50 euro in Italia e fino a 24 euro per l’estero. Dunque, a livello di costi un bel risparmio se si pensa che si evita anche l’acquisto della busta e la stampa della documentazione. Si eliminano, poi, le code alla posta, i rischi di danneggiamento e furto, si accorciano i tempi di ricezione; si sa in tempo reale se la missiva è arrivata, senza aspettare la ricevuta di ritorno che ormai arriva anche dopo più di un mese dall’invio. Unica criticità potrebbe essere l’autenticazione che è di colui che opera dinanzi al pc, essendo impossibile autenticare il vero utente, sia in fase di invio che di ricezione della posta.

    Pec aperta, pec chiusa e «l’analogo indirizzo»
    La legge stabilisce l’obbligo di fornirsi di un indirizzo di Pec o di «analogo indirizzo». Il legislatore ha voluto quindi inserire (di straforo, il testo originariamente conteneva unicamente il riferimento alla Pec) uno spiraglio ai sistemi alternativi che assicurino l’interoperabilità «con analoghi sistemi internazionali», forse per coprire la principale lacuna della Pec, ossia la sua utilizzabilità solo all’interno del territorio italiano. Non viene individuato un prodotto alternativo, ma è sicuramente individuabile dai requisiti. Si dovrà poter certificare la data e l’ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni, l’integrità del loro contenuto e garantire l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali.

    Il formato S/mime (secure multipurpose internet mail extensions) potrebbe essere una delle principali alternative esistenti. Rispetto alla Pec, permette di certificare l’intero contenuto del messaggio che si invia, di inviare comunicazioni a qualunque tipo di indirizzo e-mail, è interoperabile con qualunque sistema ed è valido in tutto il mondo. In più crittografa il contenuto del messaggio, il che aumenta sicurezza e confidenza.

    Studio legale aperto 24 ore
    La cassetta della posta degli avvocati sarà sempre aperta. Poiché, infatti, i sistemi di posta certificata funzionano 24 ore al giorno, le scadenze si intenderanno rispettate se l’invio verrà fatto entro la mezzanotte dell’ultimo giorno utile. La casella di posta piena sarà l’unica ipotesi di mancata ricezione. In tal caso, tuttavia, l’impossibilità della comunicazione sarà addebitabile al ricevente, sul quale grava l’obbligo giuridico di tenere la casella sempre «agibile – reperibile» (la ricevuta di ritorno, attestando anche il contenuto della mail, occupa molto spazio, quindi serve molta manutenzione) come richiesto dalla buona fede esecutiva (art. 1375 c.c.). La mancata collaborazione non sarà imputabile solo nel caso in cui la casella risultasse piena per un improvviso attacco di spam, non evitabile con gli ordinari livelli di attenzione/filtraggio (salvo a voler richiedere una diligenza tecnica, ex art. 1176 co. 2, c.c., visto che si tratta di professionisti).

    A livello pratico, gli avvocati dovranno dotarsi, però, di due indirizzi di Pec uno per dialogare con la p.a. e l’altro per il Pct (processo civile telematico) per cui si è in attesa delle linee guida del ministero della giustizia. Salvo che non si opti per l’analogo indirizzo, perché l’art. 16, comma 4, del dl anti-crisi recita: «Le disposizioni di cui al presente regolamento non si applicano all’uso degli strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo penale, nel processo amministrativo, nel processo tributario e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti, per i quali restano ferme le specifiche disposizioni normative».

    Anche se nel gennaio del 2008 il ministero della giustizia aveva trasmesso un documento al Consiglio nazionale forense ai presidenti dei consigli degli ordini degli avvocati in cui si prevedeva l’obbligo per gli avvocati di indicare un indirizzo di posta elettronica certificata e che le comunicazioni agli stessi e agli ausiliari del giudice venissero effettuate tramite tale mezzo. Non solo: era prevista anche la spesa per tutti gli studi di 100 euro per fornirsi di firma digitale, che, a differenza della Pec, è un sistema di autenticazione di documenti digitali analogo alla firma autografa su carta, ma non certifica l’invio e la ricezione di un documento.

    Commercialisti pronti al 50%
    Mentre tutti i 5 mila notai dal 2005 sono stati dotati di una Pec sin dal momento dell’iscrizione, i commercialisti sono ancora in fase di completamento dei lavori. Su 140 ordini nazionali, poco più della metà ha attivato accordi con fornitori di Pec per acquisirle in maniera massiva e poi distribuirle gratuitamente ai loro iscritti. «Oggi, 25 mila commercialisti su 107 mila sono provvisti di Pec aperta, ovvero un account che può dialogare con altre mail certificate e anche con quelle che non lo sono», spiega Claudio Bodini, consigliere nazionale dell’ordine con delega all’informatica.«Molti ordini territoriali sono stati lungimiranti offrendo l’account gratuitamente. Arriveremo pronti all’appuntamento di novembre».

    In arrivo 5 milioni di attivazioni gratuite per i cittadini. P.a. in affanno
    «Ogni amministrazione pubblica dovrà utilizzare unicamente la posta elettronica certificata, con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione per mezzo della posta, per le comunicazioni e le notificazioni aventi come destinatari dipendenti della stessa o di altra amministrazione pubblica». Con questa norma, il legislatore ha disposto che la p.a. debba utilizzare unicamente la Pec per parlare con altre amministrazioni e dialogare con i cittadini. Allora, cosa accadrà se verrà utilizzato l’altro strumento («altro indirizzo»)? Se la p.a. si dota della Pec il professionista che si doterà di un sistema alternativo riuscirà a dialogare con l’amministrazione? La risposta non è ancora ben chiara.

    Sta di fatto che lo scorso mese il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, ha annunciato una nuova battaglia al «mostro-burocrazia». Entro la fine dell’ anno il governo intende infatti dare «un’accelerazione straordinaria» alla lotta agli sprechi causati dall’apparato burocratico grazie anche all’attivazione di 5 milioni di indirizzi di posta elettronica certificata. Gli indirizzi Pec serviranno ai cittadini per dialogare con la generalità della P.a., degli enti locali o di previdenza e amministrazioni centrali. Il cittadino avrà «diritto a una risposta alla stessa maniera nei tempi previsto dagli standard e se non ha risposta in quel tempo scatta la class action. A sostegno di ciò, il decreto del presidente del consiglio dei ministri G.u. 119 del 25 maggio 2009 che permette a qualunque cittadino maggiorenne e anche residente all’estero di richiedere la Pec gratuitamente tramite un sito (non ancora disponibile). Ma per l’attivazione ci si dovrà recare fisicamente presso un ufficio pubblico indicato.

    L’ottimismo del ministro si scontra però con una realtà più complicata. Secondo l’Istat solo il 3,2% delle amministrazioni locali offre servizi a piena interattività che permettono quindi di non presentarsi allo sportello. Per quanto riguarda la posta elettronica il suo utilizzo è pressoché totale. Però, solo il 29,9% dei comuni dichiara di utilizzare la posta elettronica certificata per lo scambio di documenti elettronici con valenza legale. Fra le amministrazioni comunali, si distinguono i comuni della provincia autonoma di Bolzano e dell’Emilia- Romagna che usano la posta elettronica certificata rispettivamente nel 99,1 e 65,3% dei casi. Lo sportello unico delle attività produttive è aperto nel 43,8% dei comuni, ma il 24,3% non ha alcuna procedura informatizzata e il 3,5% ha realizzato soluzioni tecnologiche che consentono una gestione integrata delle pratiche e la piena interattività con l’utenza fino al rilascio dell’autorizzazione unica in modalità elettronica. Le restanti quote di comuni consentono comunque alcuni tipi di interattività, come la possibilità di scambiare elettronicamente documentazione e informazioni con l’utenza (8,7%) e una gestione in rete telematica delle pratiche fra le istituzioni coinvolte (7,3%). Oltre il 60% degli Uffici relazioni con il pubblico dei comuni non è informatizzato. Le multe on-line si possono pagare solo nel 4,8 dei casi, e solo il 9,1% delle amministrazioni locali permette a cittadini e imprese di pagare tramite Internet.

    Autore: Mari Pada
    Fonte: ItaliaOggi Sette – 1 Giugno 2009

    Comment by admin — 23 giugno 2009 @ 13:24

  4. Son sette mesi che attendo risposta ad una richiesta
    di incontro effettuata a mezzo PEC con un responsabile area territorio per un importante procedura espropriativa messa in atto dal mio Comune Cassano Murge (BA)ma non ho riscontro alcuno
    pur avendo il funzionario visulizzato la mia richiesta esattamente 24 ore dopo.

    Comment by GENTILE — 24 gennaio 2010 @ 13:47

  5. “GENTILE scrive: son sette mesi che attendo risposta ad una richiesta di incontro effettuata a mezzo PEC ..”
    E’ come dire che il comune non abbia risposto ad una raccomandata cartacea … non so se su queste problematiche esista il silenzio-assenzo, ma la disciplina che regola questo genere di comunicazioni è la stessa identica che regola le comunicazioni cartacee, se fossi in te mi informerei un po meglio su quello che comporta il silenzio di questi signori, magari segnalando la cosa al ministero competente.

    E’ terribile pensare che chi ci amministra non ha il benchè minimo rispetto dei cittadini!!!

    Comment by Luciano — 26 gennaio 2010 @ 19:53

  6. PEC gratuita – Il Ministro fa flop: prevede 30 milioni di caselle, ne distribuisce 30 mila

    Roma, 15 gennaio 2010 – Massimo Penco, Presidente di “Cittadini di Internet” (www.cittadininternet.org), ha rilasciato la seguente dichiarazione:

    «Cittadini di Internet l’aveva detto, il flop si sta puntualmente verificando. Con roboanti annunci di numeri campati in aria, il Ministro Brunetta ha dato il via alla PEC gratuita attraverso l’Inps ed l’ACI con i quali aveva firmato un protocollo d’intesa. I dati erano confortanti: 30 milioni di iscritti all’Inps (di cui 3 milioni già in possesso del PIN) e tutti i cittadini italiani avrebbero avuto la PEC gratuita. I risultati sono ben altra cosa: 20.000 caselle di PEC distribuite dall’Inps e circa 10.000 quelle distribuite dall’ACI.

    E pensare che si insiste nel mandare avanti la gara che porterà Lottomatica o Poste Italiane ad aggiudicarsi ben 50 milioni di denaro pubblico per dare la PEC gratuita ai cittadini italiani. Al contrario, “confortato” da questi dati, il Ministro dovrebbe fare marcia indietro e fermarsi.

    La nostra Associazione aveva dato vita ad un indagine conoscitiva sullo stato della PEC nella PA che è consultabile su http://www.cittadininternet.org. Basta cliccare sulle faccine per avere dati sconfortanti, visto che la PEC è nata per comunicare con la PA. L’Art. 34 della legge n. 69 del 16 Giugno 2009, infatti, recitava «2-ter. Entro il 30 giugno 2009, le amministrazioni pubbliche che già dispongono di propri siti sono tenute a pubblicare nella pagina iniziale del loro sito un indirizzo di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta, ai sensi del presente codice. Le amministrazioni devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta, le modalità di lavorazione delle pratiche e i servizi disponibili. 2-quater. Entro il 31 dicembre 2009, le amministrazioni pubbliche che già dispongono di propri siti devono pubblicare il registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico. Tali processi devono essere dotati di appositi strumenti per la verifica a distanza da parte del cittadino dell’avanzamento delle pratiche».

    Nulla di tutto questo è avvenuto. Sul campione di oltre 1.500 siti web della Pubblica Amministrazione che abbiamo esaminato, solo 27 sono in regola con la prima parte dell’articolo di legge e nessuno con la seconda parte. Ad esempio: su 38 ministeri, nessuno è in regola; su 83 prefetture, nessuna è in regola.

    Fortunatamente, altre pubbliche amministrazioni stanno seriamente attuando sistemi che dovrebbero eliminare il ricorso alla PEC come sistema di comunicazione con la PA.

    Ad esempio, in nome della semplificazione amministrativa, il 15 gennaio 2010 il Comune di Milano ha fatto partire il nuovo servizio di certificazione anagrafica via Internet. Gratis e senza attesa, per ricevere a casa i certificati anagrafici autenticati con timbro e firma digitale del sindaco Letizia Moratti, basta possedere una connessione a Internet e una stampante. L’uovo di Colombo, senza complicazioni di sorta, è arrivato utilizzando strumenti già esistenti senza sconvolgere l’esistenza di tutti gli Italiani con PEC, CEC o PAC. Per ottenere il certificato desiderato, ogni cittadino milanese deve registrarsi sul sito del Comune utilizzando il codice PIN (corrispondente a quello della cartella esattoriale della Tarsu, la tassa per la nettezza urbana) e rivolgersi allo sportello digitale. Il documento stampato mostra un timbro con la firma digitale del sindaco, a garanzia dell’autenticità dell’atto. Nei casi in cui serve un documento su carta bollata, si applica una marca da bollo digitale reperibile in tabaccherie o in uffici postali. Questa procedura verrà implementata anche per altri servizi, dove l’originalità consiste nell’idea di base di sistema “On Demand” al cittadino: occorre una cosa, la chiede e la ottiene subito.

    Speriamo che altri amministratori pubblici seguano l’esempio di Milano, anche perché questi sì che sono servizi gratuiti dove si utilizzano appieno tutte le potenzialità della rete in modo intelligente e non invasivo».

    Fonte: Iusreporter.it Blog
    http://iusreporter.blogspot.com/2010/01/pec-gratuita-il-ministro-fa-flop.html

    Comment by admin — 28 gennaio 2010 @ 11:45

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