Silicon Valley: Tra capitalismo e imprenditoria
1 gennaio 2009
L’articolo che segue fu scritto nell’aprile scorso, quando i primi cenni di un rallentamento economico erano visibili, ma nulla faceva presagire l’entità del disastro economico che stiamo vivendo. O quantomeno noi comuni mortali non eravamo al corrente di ciò che succedeva a Wall Street da circa dieci anni. Ho chiesto all’editore di pubblicare comunque l’articolo.
Infatti, il suo contenuto é ancora valido: Silicon Valley non é cambiata anche se in questo momento é meno esuberante. E’ anche interessante il mio presagio sulle conseguenze dell’economia del “lasseiz faire”: anche se é qualcosa sul quale avrei preferito sbagliarmi. Premetto subito che le parole del titolo di questo articolo sono state ben pensate.
Voglio fare una netta distinzione fra il capitalismo del “lasseiz faire” che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni dell’economia mondiale e lo spirito pioneristico ed imprenditoriale che é rimasto immutato – almeno in
Silicon Valley. Mentre il primo ha creato crescenti disparità tra i ricchi, le corporazioni e la classe media, l’ultimo continua a creare ricchi non solo in termini monetari ma anche come esempio per gli altri in futuro. Un recente articolo sul Mercury News lista i miliardari con meno di 25 anni. Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook ha 23 anni. É il più giovane self-made miliardario d’America. Ha venduto il 2% di Facebook a Microsoft per $100M. Kristopher Tate aveva 17 anni quando un “angel investor” ha investito nel suo startup Zooomr; poiché era minore, i genitori dovettero firmare il contratto.
Larry Page e Sergey Brin erano studenti a Stanford quando fondarono Google. Adesso ciascuno di loro ha un patrimonio stimato in 26 miliardi. Adil Lalani, a 21 anni é al suo secondo startup EatLime, un servizio di video-sharing. A 16 anni aveva fondato il suo primo start-up che vendette per $1.25 milioni. La lista va avanti per molte pagine. Un altro articolo contiene la lista degli investimenti dei venture capitalists nel primo trimestre del 2008. In USA sono stati investiti $7.1 miliardi in 925 start-up. Il 70% degli start-up é a Silicon Valley. La storia di Silicon Valley é associata con lo start-up di HP negli anni 30. Possiamo dire che la cultura di questa valle é evoluta ed adattata negli ultimi 70 anni. Molte cose sono cambiate nell’high-tech.
Se andiamo all’inizio degli anni ’80, quando la rivoluzione del PC si faceva spazio, vedemmo Intel, AMD, Apple, Oracle, etc. emergere ed affermarsi. Da allora i semiconduttori che hanno dato il nome a Silicon Valley virtualmente sono spariti. La produzione é andata in Asia dove i costi sono molto più contenuti. L’ultima fabbrica di Intel ha chiuso 6 mesi fa. Eppure la valle é più viva che mai e si trasforma ed adatta ai nuovi trends. Quando Internet iniziava ad emergere immediatamente una generazione di nuovi imprenditori innovava intorno alla tecnologia: Netscape, Google, Yahoo!, Cisco, Palm, 3Com, etc. sono i nomi che associamo ad Internet e sono tutti basati a Silicon Valley. E l’innovazione – alimentata dallo spirito di imprenditorialità e dal talento.
L’innovazione nell’energia alternativa viene da Silicon Valley (SunPower, Ikena, Nanosolar, etc.), la più grande compagnia in biotech (Genentech) é basata a South San Francisco. In conclusione, il tessuto sociale, l’accesso al capitale, la propensione al rischio, il talento, il duro lavoro e la ricerca del successo sono gli ingredienti che fanno di Silicon Valley il bacino ideale per l’innovazione in high-tech. Nonostante il costo della vita ed il costo di fare business siano tra i più alti nel mondo, questa valle é ancora vibrante e competitiva e lo sarà per molti anni ancora.
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